Tra volatilità immediata e resilienza strutturale

Tra volatilità immediata e resilienza strutturale

Pubblicato il 18 marzo 2026 in Economia & Mercati

Nei momenti di difficoltà, quando i mercati iniziano a scendere, la reazione istintiva può scattare quasi in automatico: “sell first, think later”. Cioè: vendi prima ancora di riflettere. È il panico che prende il sopravvento, suggerendo come unica soluzione la fuga.


Comprendere la crisi per poterla gestire

Ma assai difficilmente questa è la scelta più efficace: la storia dei mercati ci mostra che proprio nelle fasi di tensione possono emergere nuove opportunità di rendimento. Tenere a bada le emozioni in questi frangenti, però, non è semplice. Una possibile strategia consiste proprio nell’invertire l’ordine delle reazioni: prima analizzare il contesto e solo dopo, eventualmente, prendere decisioni. Per riuscirci, potrebbe essere utile comprendere più a fondo le radici della crisi del momento e la sua possibile evoluzione sui mercati finanziari.

Oggi l’attenzione dei mercati è tornata a focalizzarsi sulla geopolitica, con il conflitto in Iran che ha innescato una nuova fase di incertezza: volatilità sui listini azionari, oscillazioni marcate del prezzo del petrolio e un improvviso ritorno dei timori inflazionistici. Va ricordato che per molto tempo, prima dello scoppio del conflitto, i mercati hanno sostanzialmente “prezzato la perfezione”, con gli investitori che continuavano a comprare nonostante le valutazioni fossero ormai estremamente care.


Grafico dell’andamento dell’indice S&P 500 dal 2000 al marzo 2026. Dopo una fase volatile nei primi anni 2000 e un forte calo nel 2008-2009, l’indice cresce progressivamente nel lungo periodo con alcune correzioni, tra cui nel 2020 e nel 2022, fino a raggiungere circa 6.781 punti nel 2026.


L’attenzione è tornata sul nodo energetico

Nell’analizzare la situazione attuale, tra gli economisti e gli investitori internazionali sembra prevalere una lettura equilibrata, che invita a distinguere tra shock di breve periodo e fondamentali economici di medio termine.

Il primo canale di trasmissione della crisi in questo caso è quello energetico. Il Medio Oriente resta un nodo cruciale per l’approvvigionamento globale di petrolio, e la prospettiva di interruzioni prolungate nelle rotte di esportazione, in particolare nello Stretto di Hormuz, ha alimentato un rapido incremento delle quotazioni del greggio. In alcune sedute il Brent ha superato la soglia dei 100 dollari USA al barile(1), con picchi temporanei anche più elevati, prima di ritracciare quando sono emersi segnali di possibile de-escalation.

Secondo numerosi analisti, il rischio principale riguarda la durata del conflitto. Se la crisi dovesse protrarsi o coinvolgere infrastrutture e rotte strategiche, il prezzo del petrolio potrebbe stabilizzarsi su livelli significativamente più alti, con effetti a catena su inflazione e crescita globale.


I mercati oscillano tra timori e fiducia

Sul fronte azionario, le principali Borse internazionali hanno registrato sedute molto volatili, con cali improvvisi e successivi rimbalzi. Una situazione che, secondo Lloyd Blankfein, ex amministratore delegato di Goldman Sachs, presenta alcune analogie con il 2008, quando l’oro nero raggiunse il picco storico di 147 dollari USA al barile mandando nel panico le istituzioni. Tanto che l’allora presidente della BCE Jean-Claude Trichet decise di alzare i tassi, finendo però per frenare ulteriormente un’economia che già era diretta verso la recessione.

Fortunatamente, abbiamo imparato da quegli errori. E, accanto a queste preoccupazioni, emerge anche una lettura più costruttiva. Molti gestori sottolineano come il sistema finanziario globale sia più resiliente rispetto al passato: oggi i portafogli degli investitori sono più diversificati e dotati di coperture contro gli shock geopolitici.

Inoltre, la rivoluzione tecnologica sta modificando la struttura stessa dell’economia globale: gli Stati Uniti sono uno dei principali produttori di petrolio e gas, mentre molte economie avanzate hanno ridotto l’intensità energetica dei loro sistemi produttivi. Questo non elimina i rischi, ma attenua la trasmissione immediata di uno shock petrolifero all’economia reale.


Nelle fasi di incertezza emergono opportunità

Alla luce di tutte queste considerazioni, la fase di debolezza dei mercati che stiamo vivendo potrebbe far emergere opportunità selettive per gli investitori di lungo periodo. La chiave resta infatti distinguere tra volatilità di breve periodo e cambiamenti strutturali dei fondamentali economici.

In quest’ottica, la guerra in Iran rappresenta indubbiamente un fattore di instabilità e un potenziale acceleratore delle tensioni sui prezzi dell’energia. Tuttavia, il messaggio che emerge dal dibattito internazionale è improntato a una cauta fiducia: come ci insegna la storia dei mercati, gli shock geopolitici tendono spesso a produrre effetti intensi, ma temporanei.



1) bloomberg.com


opinione mercati borse

AVVERTENZA LEGALE: questo è un foglio di informazione aziendale con finalità promozionali che riflette le analisi, effettuate da Banca Mediolanum, sulla base dell’attuale andamento dei mercati finanziari il cui contenuto non rappresenta una forma di consulenza nè un suggerimento per gli investimenti.
NOTA DI REDAZIONE: gli argomenti sono frutto di elaborazione interna.
Messaggio pubblicitario con finalità promozionale. Le informazioni riportate non devono essere intese come una raccomandazione, diretta o indiretta, o un invito a compiere una particolare operazione. Per verificare le soluzioni più adatte alle tue esigenze e adeguate al tuo profilo di investitore rivolgiti sempre al tuo Family Banker.

Post Recenti

Risparmio, anche energetico

Questa schermata consente al tuo monitor di consumare meno energia quando il computer resta inattivo o quando ti allontani. Per riprendere la navigazione ti basterà cliccare un punto qualsiasi dello schermo.