Si semina oggi per raccogliere domani

Si semina oggi per raccogliere domani

Pubblicato il 18 febbraio 2026 in Economia & Mercati

Non tutti lo ricorderanno, forse, ma il 13 luglio 2024 non fu un giorno qualunque. Fu uno di quei giorni che avrebbero finito col modificare la curvatura della politica, della società e dei mercati finanziari. In quella data, ebbe inizio il cosiddetto “Trump Trade”.

Mentre in Italia si era nel pieno della notte di un tranquillo weekend, a Butler, un centro della Pennsylvania (Stati Uniti) sconosciuto ai più, era il pomeriggio di un attesissimo comizio elettorale di “The Donald”, allora candidato alla Casa Bianca. Il favorito malgrado fosse, rispetto al 2016, ancor più schietto nei toni, più duro contro l’immigrazione, più critico nei confronti del presidente della Federal Reserve Jerome Powell, più bellicoso nei riguardi della Cina.

All’improvviso, il comizio si interruppe, le parole di fuoco spente dal fuoco di un fucile, il candidato Trump a terra coperto dalla security. Un attentato, mentre l’Europa dormiva nell’inconsapevolezza.


Trump e tech: un anno denso di annunci, dichiarazioni e colpi di scena

I mercati erano chiusi, ma l’apprensione per l’apertura del lunedì successivo fu fortissima. Si temette che quelle tensioni avrebbero scatenato un’ondata di vendite sulle Borse. E invece, lunedì 15 luglio non successe niente: le Borse aprirono e, fra lo stupore generale, riportarono un robusto segno “più”.

Trump non era ancora stato eletto presidente, ma gli investitori avevano già votato. E, scandendo lo slogan “Trump Trade”, lo avevano scelto come guida per l’economia e per i mercati finanziari, convinti che il suo programma fosse quello giusto per la crescita e per il dispiegamento della grande rivoluzione tecnologica. Una rivoluzione che finora ha trovato una rappresentazione evidente anche nel susseguirsi di record dell’indice Nasdaq.


Grafico a linee dell’andamento dell’indice Nasdaq da luglio 2024 a gennaio 2026, con un calo tra marzo e maggio 2025 e una successiva crescita fino a 23.462 punti nel febbraio 2026.


Sono passati più di 18 mesi dall’attentato del luglio 2024, ed è trascorso oltre un anno dal giuramento del presidente Trump. Un anno che sembrano dieci, per quanto ha dichiarato, annunciato e/o portato a compimento il 47esimo presidente degli Stati Uniti d’America e per la quantità di cose che hanno avuto luogo sui mercati. I dazi nel “Liberation Day”; l’amicizia poi inimicizia poi di nuovo amicizia con Elon Musk; le minacce poi divenute accordi con l’Europa; lo storico incontro con il presidente russo Vladimir Putin; le ripetute offese e accuse a Powell; l’attacco a sorpresa all’Iran; infine, la dichiarazione d’intenti sulla Groenlandia. E sono solo alcune delle più clamorose esternazioni in un solo anno di presidenza.

Poi ci sono l’economia reale e i mercati finanziari, che hanno imparato a gestire questi colpi di scena contenendone le relative reazioni di panico.


Oltre Davos: fari puntati sulla nuova rivoluzione tecnologica

Il sorprendente annuncio sulla Groenlandia, con tutto il suo carico di incertezza, è giunto alla vigilia del World Economic Forum di Davos (svoltosi, quest’anno, dal 19 al 23 gennaio). Ma proprio dalla prestigiosa città svizzera è arrivato il consueto chiarimento (o passo indietro). Attenzione: lì si è parlato anche di nuove idee, di nuove frontiere, di business futuri. Tra grandi proclami, discorsi fiume e cene più o meno indigeste, il tema dominante è stato soprattutto quello del rischio.

Gli aspetti più interessanti, però, sono probabilmente stati quelli connessi alla nuova rivoluzione tecnologica e al suo impatto sul ciclo mondiale dell’economia. Una tesi stimolante la dobbiamo a Marco Alverà, CEO e Founder di TES, che, intervistato da Class CNBC(1), ha elencato una serie di cifre sull’AI, in particolare sulle ripercussioni che avrà sull’economia. Alverà evidenzia il divario fra chi stima che, da qui al 2028, gli investimenti ammonteranno a 5 trilioni e chi invece sostiene che saranno di mezzo trilione:

  • se hanno ragione i primi, le economie andranno bene e la geopolitica sarà quasi in secondo piano;
  • se invece hanno ragione i secondi, saremo di fronte a una bolla che potrà sgonfiarsi anche molto velocemente.

Insomma: maggiori saranno le spese, più consistente sarà l’espansione dell’economia nel lungo termine. Nel breve, i maggiori costi portano maggiori sacrifici, che in ambito borsistico possono tradursi in correzioni. Lo abbiamo visto dopo la pubblicazione della trimestrale di Microsoft, che ha presentato numeri da record: 81,3 miliardi di fatturato, in crescita del +17% anno su anno, utile netto a 38,5 miliardi (+60% su base annua) e un utile per azione pari a 5,16 dollari USA(2). Numeri che Satya Nadella, CEO di Microsoft, ha commentato evidenziando che “siamo solo all’inizio della diffusione dell’Intelligenza Artificiale”.

Ma al mercato, stavolta, non è bastato: il titolo ha reagito con un ribasso. Probabilmente gli investitori hanno focalizzato la loro attenzione sulle onerose implicazioni di questo sviluppo, vale a dire quei 37,5 miliardi di dollari (+60%) di maggiori spese in conto capitale per aumentare i data center e assicurarsi capacità computazionali sufficienti a sostenere la domanda di servizi cloud.


Giappone e non solo: un quadro che sta rapidamente mutando

Le uscite impreviste di Trump e i costi della tecnologia non sembrano gli unici ostacoli sul percorso della crescita. Si temono infatti anche gli effetti del venir meno di quel quadro di complessiva stabilità e prevedibilità che per anni ha reso possibile il cosiddetto “carry trade”. Il carry trade – lo ricordiamo – è quella strategia che consiste nel prendere in prestito denaro in una valuta a tassi bassi per poi investirlo in asset che diano rendimenti più elevati. Fino a non molto tempo fa, il più conosciuto e praticato è stato il carry trade sullo yen, ossia l’indebitamento in valuta giapponese, che ha un interesse molto basso, e l’investimento in asset con un rendimento più alto, come per esempio la tecnologia USA.

Tale strategia ha tratto forza non solo dai tassi giapponesi a zero, ma anche dalla prospettiva che tali sarebbero rimasti per un periodo di tempo idealmente illimitato. Nel 2024, invece, la Bank of Japan ha messo in chiaro che anche in Giappone la politica dei tassi a zero era destinata a volgere al termine. Ciò ha creato qualche scombussolamento (ricordiamo tutti il -12% del Nikkei nella seduta del 5 agosto 2024) ma, del resto, è la nuova normalità giapponese.


Come il buon senso insegna, si semina oggi per raccogliere domani

Una nuova normalità che oggi include anche lo scenario di una politica fiscale super espansiva, proposta e promossa dal primo ministro Sanae Takaichi, che spinge per una sospensione biennale dell’imposta sulle vendite di alimenti e bevande (il costo stimato è di circa 5 trilioni di yen, pari a 27 miliardi di euro(3)). Se da un lato possono costituire uno stimolo alla crescita, dall’altro i piani fiscali di Takaichi rischiano di alimentare l’inflazione e di portare nuove tensioni sul debito.

Attenzione, però: come il buon senso insegna, si semina oggi per raccogliere domani. E la lunga strada della crescita economica mondiale sostenuta dai Megatrend – fra questi, la rivoluzione tech – è fatta anche di ostacoli di breve da superare. Pazienza, disciplina, diversificazione, selettività e lungimiranza sono le cinque parole chiave da tenere fisse a mente.


1) video.italiaoggi.it
2) microsoft.com
3) Fonte: Ministero delle Finanze giapponese.



opinione mercati borse

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