24 ottobre 2023

Finanza comportamentale: i pericoli dello snake-bite effect

Pubblicato in: Financial Advise

Che succede nella testa di una persona che viene morsicata da un serpente? Immaginiamo, per esempio, che la persona venga ferita da un serpente mentre osserva il tramonto dalla cima di una collina. La stessa persona avrà il coraggio di tornare su quella collina? Probabilmente no, nemmeno con un bastone in mano e ai piedi degli stivali alti fino al ginocchio. Peccato, però, perché così perderà la possibilità di gustarsi un tramonto da favola.
È questo ciò che gli esperti chiamano “snake-bite effect”, letteralmente “effetto da morso del serpente”: un’espressione usata per indicare un tipico bias cognitivo, una di quelle trappole mentali che ci portano a prendere decisioni sbagliate perché condizionati da un’esperienza negativa.
Proprio come la persona che si perderà meravigliosi tramonti dalla cima della collina perché terrorizzata dal passato morso di un serpente, così molti risparmiatori rischiano di perdere opportunità di investimento a causa di brutte esperienze pregresse.


Economia comportamentale: attenti anche all’eccesso di fiducia

Il processo è stato sintetizzato già nel 2012 in una ricerca firmata dalla docente universitaria malesiana Audrey Lim Li Chin . “L’effetto snake-bite è l’incapacità, da parte di un investitore, di effettuare un investimento dopo aver subito una perdita”. Il caso tipico è quello di chi ha comprato un prodotto finanziario, ne è rimasto scottato e per questo non vuole più riprovarci, nemmeno se le condizioni sono decisamente cambiate rispetto alla volta precedente.
Lo snake-bite effect è in sostanza l’opposto di quella che si definisce “overconfidence”, cioè eccessiva fiducia, altra trappola mentale che può compromettere la qualità delle decisioni finanziarie, ma in senso contrario: vale per chi investe rischiando eccessivamente, spinto da una fiducia smodata nella propria capacità di prevedere come andranno le cose.
Sono tutti concetti teorizzati dalla finanza comportamentale, disciplina che studia il funzionamento della mente umana quando questa deve ragionare in termini di rischio, incertezza, guadagni e perdite.
Proprio di questi temi si occupa il white paper pubblicato da Fidelity International e intitolato “Crescita, Reddito, Stabilità – Dalla prospettiva della finanza comportamentale di seconda generazione”. Oltre 100 pagine scritte da Matteo Motterlini, professore ordinario di Filosofia della Scienza all’Università San Raffaele di Milano, con la collaborazione del ricercatore Matteo Perini. Fidelity International ha scelto di dedicare l’attenzione a questi temi proprio in un momento di grande volatilità dei mercati.
Azioni, obbligazioni e liquidità stanno assumendo ruoli ben diversi rispetto al passato: le singole obbligazioni non sono più un porto così sicuro, a maggior ragione in un contesto di rialzo dei tassi, e l’andamento dei mercati in generale ha esposto gli investitori a frequenti turbolenze” , si legge infatti nell’introduzione del paper.


Più tristezza, meno rischi: cosa fare? 

Un concetto particolarmente interessante approfondito da Motterlini è quello di “miopia temporale”. Sebbene diverso, non si distanzia molto dallo snake-bite effect. E, come quest’ultimo, necessita di un intervento da parte del consulente finanziario, se si vuole evitare che il risparmiatore si faccia travolgere dalle emozioni. La questione riguarda l’influenza del nostro stato umorale sulle scelte finanziarie. Punto di partenza è la teoria della “myopic misery”, sviluppata nel 2013 da Jennifer Lerner, della Harvard University, e da Ye Li e Elke Weber, della Columbia University.
Sottoponendo i partecipanti del loro studio ad alcune versioni del classico dilemma “meglio un uovo oggi o una gallina domani”, Lerner e colleghi hanno mostrato che “il gruppo a cui era stato presentato un video strappalacrime, al fine di indurre uno stato d’animo di tristezza, tendeva a rischiare di meno.
In altre parole, la tristezza aumenta la preferenza per l’uovo oggi anziché per la gallina domani. Il gruppo sottoposto al video triste era infatti disposto ad accettare, in media, 37 dollari subito anziché aspettare tre mesi per riceverne 85, contro una media di 56 dollari del gruppo di controllo, a cui era stato mostrato un video emotivamente neutro”.


Superare la miopia: l’importanza di saper guardare oltre

La conclusione di Motterlini è che, “sapendo che un cliente sta affrontando un momento difficile, un consulente finanziario potrebbe provare a correggerne la miopia temporale rammentandogli l’importanza di guardare più lontano, alla crescita di lungo termine. Questo risultato può essere ottenuto non solo facendo leva sulla sua razionalità ma anche evocando emozioni positive che, come discusso, possano controbilanciare l’effetto negativo dello stato emotivo in cui il cliente si trova imprigionato” .
Vista dal lato del risparmiatore, tutto questo conferma ancora una volta che, quando si tratta di scegliere come impiegare i propri risparmi, non è solo la razionalità a incidere sulle decisioni: l’emotività gioca un ruolo molto importante. Per questo l’aiuto di un consulente è utile, soprattutto nelle fasi di mercato che possono apparire più incerte.


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