06 settembre 2023

Settembre: molte luci, malgrado qualche ombra

Pubblicato in: Economia & Mercati

“Do you remember the 21st night September? Love was changing the minds of pretenders”. Comincia così uno dei pezzi disco più famosi degli anni Settanta. Maurice White, il frontman degli Earth Wind & Fire, raccontò che quella data nel primo verso della canzone non aveva un significato particolare. L’ispirazione gli venne in una stanza d’albergo a Washington nel corso di una protesta durante la quale i manifestanti gridavano e si tiravano oggetti. Da lì, il brano si sviluppò naturalmente.


Il settembre del 2022 evocò il ricordo degli anni Settanta

Erano gli anni Settanta e quelle scene rappresentavano un’immagine tipica di quel decennio. Un periodo economicamente molto buio e difficile, fatto di crisi energetica, crisi lavorativa, iperinflazione e alti tassi d’interesse. Scenari che sono tornati in mente nel settembre di un anno fa, quando il prezzo del gas toccò il livello stratosferico di 340 euro per Megawattora sul listino TTF di Amsterdam.
Quei prezzi suscitarono più di una preoccupazione e rievocarono le problematiche domeniche a piedi causate dal record dei prezzi del petrolio. Il pensiero dominante era “passeremo l’inverno al freddo e non avremo soldi per pagare la bolletta”.
Questo è stato solo uno dei problemi emersi nel 2022, anno in cui è scoppiata la guerra tra Russia e Ucraina, ritenuta dal mainstream causa scatenante anche dell’impennata dell’inflazione. Un anno fa, a Jackson Hole, l’evento che simboleggia la fine dell’estate e l’inizio delle attività, il presidente della Fed Jerome Powell disse che ci aspettava un periodo difficile e di sofferenza, che il lavoro sui tassi era ancora lungo e che per sconfiggere l’inflazione sarebbe servita una crescita negativa dell’economia.
Un mix di ingredienti velenosi a cui si dovevano aggiungere l’incertezza sull’esito elettorale in Italia e un ipotetico (ma quanto mai remoto) default nel Regno Unito.


Un anno dopo, molti problemi appaiono attenuati o risolti

Uno scenario da brividi, che un anno dopo è quasi totalmente dimenticato perché in larga parte i problemi o sono stati risolti o si sono attenuati. A cominciare dal prezzo del gas. Su questo fronte ogni tanto si sente qualche sussulto per via di crisi locali, ma il prezzo è poco sopra i 30 euro, un decimo rispetto a un anno fa.
È stata un’estate meteorologicamente molto calda e con rari ma dannosi eventi estremi, questa del 2023, ma sui mercati i rischi della stagionalità sono stati inavvertiti o subito tamponati.
Tra le altre note positive c’è il costante calo dei prezzi al consumo. E se anche non sono stati ancora raggiunti gli obiettivi posti dalle banche centrali, quest’anno da Jackson Hole il presidente della Fed Jerome Powell ha utilizzato toni più da colomba che da falco.
Undici rialzi consecutivi dei tassi d’interesse negli USA cominciano a sortire i loro effetti e anche i rendimenti sui titoli di Stato superiori al 5% fanno presupporre che gran parte del lavoro sia stato compiuta. Sono rendimenti che hanno fatto esclamare a Elon Musk un “no brainer”, che si può tradurre in un “non c’è bisogno di essere Einstein per capire che sono convenienti”.
Tuttavia, la notizia più eclatante è che la recessione tanto paventata - quasi evocata - non è pervenuta. Anzi. Secondo GdpNow, l’indicatore della Fed di Atlanta, per il terzo trimestre è prevista un’accelerazione della crescita fino a quasi il 6%.


Tra molte luci, alcune ombre: Cina tra sfide e prospettive

Nonostante molte cose volgano al meglio, bisogna ricordare che settembre non è solo il momento della ripartenza, ma è anche un mese statisticamente ricco di sorprese e insidie. A molte luci si contrappongono alcune ombre.
Per esempio, la guerra Russia-Ucraina tutt’altro che terminata e a rischio escalation, il provvedimento sugli extra-profitti del governo Meloni, di per sé non gravoso ma che nei modi potrebbe indispettire gli investitori internazionali, la debolezza economica della locomotiva tedesca, che potrebbe frenare tutta l’Europa.
Infine, su tutte, il grande dubbio cinese: un grande bluff economico o semplicemente una pausa di un lungo percorso? La crisi di Evergrande e il Chapter 15 hanno riacceso i riflettori e le preoccupazioni sul gigante asiatico. Una fase difficile, che sembra rimettere tutto in discussione.
Breve nota di chiarimento sul Chapter 15. Fino a oggi abbiamo sentito parlare esclusivamente di “Capitolo 11”, e subito la memoria corre al grande fallimento della Lehman Brothers. Ma il codice fallimentare statunitense include altri capitoli.
Il numero 15 è stato introdotto nel 2005 e prevede la cooperazione tra tribunali statunitensi e tribunali stranieri quando le procedure fallimentari estere toccano gli interessi finanziari degli Stati Uniti. Ne ha fatto richiesta appunto il colosso cinese Evergrande, fallito già nel 2021 e da allora impegnato nella ristrutturazione del suo debito: Evergrande ha tenuto a precisare che questa normale procedura di ristrutturazione del debito offshore (circa 32 miliardi di dollari ) non comporta istanza di fallimento.


La strategia cinese e gli obiettivi di lungo termine

Secondo i più grandi esperti sinologi, le ambizioni e la strategia di Xi Jinping si possono sintetizzare in due punti:
• dopo una prorompente crescita dovuta alla globalizzazione, ora l’obiettivo è planare su una crescita più lenta ma stabile nel tempo;
• occorre espandere la ricchezza del Paese dalle città ricche della costa al profondo entroterra.
Un programma che necessita di tempo e pazienza. Una virtù, quest’ultima, indispensabile anche a quanti decidono di investire in un Paese che ha davanti a sé un grande futuro di cambiamento.


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