13 giugno 2022

Segnali dall’economia: nonostante tutto, “le bâtiment va”

Pubblicato in: Vademecum

“Quand le bâtiment va, tout va”, disse Martin Nadaud, un francese di Creuse, borgo del dipartimento della Nuova Aquitania, che da muratore divenne deputato. Lo disse nel 1850 a Parigi, durante un dibattito su un’opera edile di abbellimento della città, e divenne una verità assoluta con la quale consacrò l’edilizia quale motore della crescita, capace di trainare e far prosperare il resto dell’economia. Una frase che ancora oggi viene menzionata.


“Se l’edilizia va bene, tutta l’economia va bene”: è davvero così? 

In fondo, è sempre stato così. Il mercato immobiliare, specie nell’antico impero economico statunitense, ha avuto la funzione di veicolo per produrre nuova ricchezza, sia tramite la speculazione sia tramite tutto l’indotto che riesce a smuovere.
È sempre stato così anche in Italia, dove l’immobile è ancora considerato un bene rifugio nel quale investire. Lo stesso vale per la nuova economia cinese, dimostrando che è al tempo stesso propulsore e traino per gli altri settori del Paese. Ne è dimostrazione il recente “scandalo” Evergrande, il rischio di una bolla che se fosse scoppiata avrebbe potuto mettere in ginocchio la Cina, e a seguire tutto il mondo.
La buona notizia è che oggi il settore dell’edilizia va, e quindi tutto va. Soprattutto in Italia dove, grazie a numerosi incentivi che ne hanno fatto rifiorire la crescita e, in prospettiva, per effetto di nuovi progetti e opere da realizzare con le risorse del Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza, promette un ulteriore strappo del nostro PIL per altri trimestri.
Oggi, nonostante la materia prima che a volte scarseggia e altre volte costa troppo (erodendo quindi margini, fatturati e utili delle imprese), non manca il lavoro, non manca la crescita. Le bâtiment va… e forse va anche troppo.


Segnali positivi economia? C’è chi corre veloce e chi è fermo al porto: il paradosso della globalizzazione 

Sul quotidiano Il Sole 24 Ore da giorni campeggia la cartina del porto di Shanghai, considerato il più grande scalo del pianeta, circondato non dal mare ma da una miriade di tasselli verdi e rossi. Rappresentano l’immenso traffico di navi cargo che si è creato a causa della politica “zero Covid” imposta dalle autorità cinesi con un severissimo lockdown.
Pochi numeri per capire la portata dell’evento: Shanghai è una megalopoli di 25 milioni di abitanti, il suo porto è il più grande della Cina e ora il più importante al mondo, gestisce un traffico quadruplo rispetto a quello di Los Angeles. La sua paralisi, causata da nuovi contagi, coinvolge 451 navi pronte a sbarcare, 254 segnalate in arrivo e 21 bloccate sui moli.
Più che navi sono dei grattacieli, ricolmi di prodotti che, non potendo essere scaricati, presto si faranno notare per la loro assenza. È l’onda lunga della globalizzazione, che dalla Cina arriverà a colpire anche gli Stati Uniti e poi l’Europa. Ce ne accorgeremo quando alcune produzioni industriali saranno costrette a fermarsi, alcuni cantieri dovranno interrompere i lavori, e gli scaffali nei supermercati inizieranno a svuotarsi.
Tutti disagi provocati dall’eccesso di acquisti, ma in questo caso anche dal ritardo delle forniture. La famosa immagine del “battito di farfalla in Cina che crea un tifone in Texas” è ciò che realisticamente sta accadendo. Il problema in un luogo del pianeta si propaga sotto forma di problemi e complicazioni in tutto il resto del mondo: è questo l’effetto della globalizzazione.


I colli di bottiglia delle catene di distribuzione e il caso Ever Given

E così, l’interconnessione si conferma per certi versi positiva e per altri negativa. Oggi il problema si chiama “supply chain”, o “catena di distribuzione”. A livello pratico, è l’insieme di persone, attività, informazioni e risorse coinvolte nel processo che va dalla produzione al trasferimento e infine alla consegna di un bene o di un servizio al cliente finale. Quello che un tempo era il passaggio di mano dal produttore al consumatore oggi è diventato un processo sofisticato, complicato e in alcune dinamiche anche delicato.
Grande protagonista di questa nuova dimensione della produzione è la logistica: per questo, se una grande nave cargo si blocca, tutto il processo a monte e a valle subisce rallentamenti che ne modificano la struttura e l’esito finale. Esito finale che in questo caso si chiama prezzo. Quando un processo rallenta, si dice che si è formato un “collo di bottiglia”, un ingorgo lungo la catena di distribuzione. Niente drammi, ci vuole solo più pazienza.
Gli attuali problemi del porto di Shanghai e le loro ripercussioni fanno in ogni caso tornare alla mente l’incidente accaduto alla nave cargo Ever Given, che un anno fa rimase incagliata bloccando l’enorme e vitale traffico nel canale di Suez per alcuni giorni.


Cosa accadde un anno fa alla nave cargo Ever Given e perché è importante? 

Per capire il problema, dobbiamo conoscere il contenuto di queste enormi cargo. La Ever Given, per esempio, trasportava dall’Asia verso i porti europei una varietà di prodotti che andavano dai capi griffati d’abbigliamento ai mobili di un celebre marchio. Oltre a macchinari industriali, prodotti farmaceutici, bevande e alimentari. Tutte merci che un mercato tonificato dagli enormi stimoli fiscali e monetari post Covid attendeva con ansia. Solo che questa attesa prolungata ebbe l’effetto di farne salire i prezzi.
Ever Given è la perfetta rappresentazione dei problemi che oggi il mondo si trova ad affrontare: commercio rallentato, attività costrette a fermarsi, prezzi che si impennano perché la domanda è costante ma l’offerta è inferiore, consumi che anche a causa dei maggiori costi sono costretti a contrarsi.
E in tutto questo l’abbondante liquidità disponibile sui mercati e le tensioni a livello globale (vedi anche il conflitto tra Russia e Ucraina) fanno gola alla speculazione, che trova numerose occasioni di guadagno. In questo caso a scapito dell’economia reale.


I rialzi dei tassi molto probabilmente dovranno essere ridimensionati

Le banche centrali hanno annunciato una strategia di rialzo dei tassi d’interesse che però non teneva conto di tutti questi aspetti e che proprio a causa degli intoppi logistici, del ritorno dell’allarme Covid, del conflitto in Europa, che a cascata si riversano sul rallentamento dell’economia globale, molto probabilmente dovranno essere ridimensionati.
Ma, in ogni caso, non bisogna perdere di vista il fatto che un rallentamento nell’arco di un lungo ciclo rialzista economico – e di trasformazione – è del tutto fisiologico.


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