29 aprile 2024

Cosa ci dicono i numeri del private banking in Italia

Pubblicato in: Vademecum

Il private banking italiano continua a crescere: nel 2023, il comparto ha raggiunto 1.100 miliardi di euro di masse gestite, il che implica un aumento del 4,7% rispetto al terzo trimestre del 2023, e addirittura un incremento dell’11,2% se comparato con gli ultimi tre mesi del 2022.
Sono alcuni tra i più importanti dati consuntivi 2023, presentati dall’Ufficio Studi dell’Associazione Italiana Private Banking (AIPB). Prendendo in considerazione tutto l’anno scorso, gli operatori del comparto hanno realizzato una raccolta netta complessiva di 37 miliardi, cresciuta di 8,6 miliardi solo nell’ultimo trimestre del 2023, come ha sottolineato l’associazione .
“Nel 2023 la crescita dell’industria del Private Banking si è consolidata. Un risultato positivo che conferma l’apprezzamento della clientela Private verso un modello di consulenza professionale che assiste le famiglie verso scelte consapevoli e coerenti con il bilanciamento di obiettivi di breve e medio/lungo termine” , ha commentato il presidente di AIPB Andrea Ragaini.



L’alleato migliore nella pianificazione patrimoniale: la consulenza professionale

Accantonando momentaneamente i numeri dell’Ufficio Studi AIPB, è interessante notare come le parole del presidente Ragaini riconfermino la centralità della figura del consulente patrimoniale, con la sua capacità di personalizzare i consigli sulla base delle esigenze e delle possibilità del cliente che ha di fronte. Esigenze di tipo non solo finanziario, ma anche previdenziale, fiscale, successorio. Che coprono, insomma, il patrimonio nel suo complesso e l’intero ciclo di vita. Per non parlare della gestione delle emozioni e delle distorsioni cognitive.
L’effetto Dunning-Kruger, per esempio: questi due studiosi ci hanno insegnato che un minor grado di competenza si associa a una maggiore – e insidiosa – sicurezza in se stessi. Il che è tipicamente l’anticamera dei guai. Un investitore più preparato tende infatti a essere più cauto; uno meno preparato, e proprio per questo poco consapevole di quanto scarsa sia la sua preparazione, tenderà invece ad agire in maniera più spregiudicata.
Anche a questo serve il consulente: a colmare il gap di conoscenze, fornendo al cliente tutti gli elementi utili per prendere la miglior decisione per se stesso e per la sua famiglia.



Private banking Italia: l’affiancamento del consulente per una migliore diversificazione

Poniamo che il cliente abbia 100mila euro da investire: quanto destinare ad azioni, quanto alle obbligazioni, quanto ancora ad altri strumenti? Non esiste, ovviamente, una soluzione valida per tutti, né ce n’è una buona per sempre: la suddivisione del risparmio dipende dall’obiettivo, dall’orizzonte temporale, dal profilo e dalla propensione al rischio.
Tutte variabili che cambiano a seconda dello specifico investitore, dei suoi bisogni e della fase della vita che sta attraversando. Insomma, una serie di equazioni – tante quante sono i bisogni dell’investitore – che vanno periodicamente ricalcolate: com’è intuitivo, è qualcosa che il cliente non può fare da sé.
Non finisce certo qui. Le imposte che si pagano sui profitti finanziari e le plusvalenze cambiano a seconda degli strumenti su cui si investe. Non c’è dunque da considerare solo il rendimento potenziale lordo, ma anche il prelievo fiscale operato su questi guadagni. Lo stesso vale quando si tratta di pianificare il “dopo di noi”: se la pianificazione non è efficiente, gli eredi rischiano di andare incontro a un carico fiscale importante (per non parlare dei conflitti familiari che possono accendersi).



Fedeli al piano d’investimento anche quando le cose si fanno più sfidanti

Ma torniamo ora ad AIPB. Come detto, il 2023 è stato un anno positivo per la raccolta del private banking, ma è stato un ottimo anno – rispetto alle previsioni – anche per diverse economie e mercati finanziari.
Il riferimento è in particolare agli Stati Uniti d’America, che hanno chiuso l’anno con una crescita del Prodotto Interno Lordo del 2,4%, mentre la stima era di un ben più modesto +0,9%. Al contempo l’inflazione è scesa e le banche centrali hanno interrotto gli aumenti dei tassi, mantenendoli stabili (al 4,5% la BCE, al 5,25%-5,5% la Federal Reserve).
Tutti questi fattori hanno determinato buoni andamenti sia nel comparto azionario, che ha beneficiato nell’ultima parte dell’anno delle migliori aspettative di crescita, sia nel comparto obbligazionario, le cui rivalutazioni hanno goduto della spinta delle aspettative di abbassamento dei tassi di interesse intraviste dagli analisti nel breve periodo.
Il contesto non era dunque semplice da decifrare, ma con l’ausilio del private banker di fiducia molti investitori sono riusciti a cogliere sui mercati le opportunità più interessanti. E a restare fedeli ai loro obiettivi e al loro orizzonte temporale anche quando le cose sembravano farsi più sfidanti.


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