Effetto Milano-Cortina: l’Europa scende in pista nei portafogli globali

Effetto Milano-Cortina: l’Europa scende in pista nei portafogli globali

Pubblicato il 11 marzo 2026 in Economia & Mercati

Anche in queste battute finali, Paralimpiadi e più in generale i Giochi Invernali hanno offerto un momento di distrazione in una fase difficile, nella quale gli occhi del mondo si sono nuovamente rivolti all’intricata situazione geopolitica in Medio Oriente. In molti hanno seguito le competizioni diffuse tra Milano e Cortina: per chi investe, tuttavia, varrebbe la pena spostare lo sguardo fuori dalle arene e dalle piste da sci.


Dietro le gare ci sono enormi investimenti

Le Olimpiadi e le Paralimpiadi non sono solo il più importante evento sportivo al mondo, ma sono anche delle lenti attraverso cui leggere le trasformazioni economiche e industriali di un Paese e, più in generale, di un continente.

Dietro le gare ci sono investimenti in infrastrutture, reti energetiche, mobilità, sicurezza, innovazione tecnologica. Settori che hanno sicuramente visto un’accelerazione in occasione dell’organizzazione dell’evento – riaccendendo l’attenzione sul Vecchio Continente – ma che riflettono traiettorie strutturali già in corso nell’economia europea.

In un contesto globale caratterizzato da profonde trasformazioni sul fronte geopolitico, l’Europa si trova infatti a una svolta cruciale della sua storia. E sembra determinata a mettere in atto le riforme necessarie per uscire dall’ombra delle altre grandi potenze mondiali.


Nuove riforme per uscire dal cono d’ombra

Complice anche il rallentamento della globalizzazione, il Vecchio Continente sta cercando di ridurre la dipendenza dalle esportazioni e di stimolare l’economia interna (a tutto beneficio delle imprese europee).

In questo quadro si inserisce per esempio lo European Chips Act(1), che punta a rafforzare l’autonomia nel settore dei semiconduttori entro il 2030 con un impegno di circa 43 miliardi di euro tra investimenti pubblici e privati.

O il piano per la transizione energetica Next Generation EU, che ha stanziato oltre 800 miliardi di euro per accelerare l’uso di energie rinnovabili, migliorare l’efficienza energetica e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, puntando alla neutralità climatica entro il 2050.


Crescita modesta, ma un miglioramento è possibile

A livello macroeconomico, dopo anni di crescita anemica e prima che si riacutizzasse lo scenario di conflitto in Medio Oriente, le prospettive per l’Europa sono parse tutto sommato in miglioramento. L’aumento atteso del PIL resta tuttavia modesto: nelle sue previsioni complete di novembre, la Commissione Europea(2) ha stimato per l’UE un incremento dell’1,4% nel 2026 e dell’1,5% nel 2027, trainato principalmente dai consumi privati e dagli investimenti.

Parallelamente, finora gli indicatori ci hanno detto che l’inflazione è più vicina al range stabilito dalla BCE (intorno al 2%), il che schiuderebbe la strada a una fase di maggiore stabilità monetaria, mentre la spinta fiscale partita dalla Germania – che ha aperto a un maggiore utilizzo di leve fiscali per stimolare investimenti in infrastrutture, sicurezza e innovazione – riflette un atteggiamento europeo più orientato al rafforzamento della produttività.


I mercati guardano l’Europa con occhi diversi

Sui mercati azionari – al netto delle turbolenze legate al conflitto in Iran – il cambio di passo nelle scorse settimane era tangibile. Dopo un periodo di forte concentrazione, con gli investitori focalizzati essenzialmente sulle Big Tech statunitensi, ha preso piede una profonda rotazione a livello geografico, settoriale e dimensionale, di cui hanno beneficiato, tra gli altri, i titoli del Vecchio Continente.

Complici anche l’indebolimento del dollaro USA al quale abbiamo assistito nei mesi scorsi e valutazioni complessivamente più convenienti rispetto a quelle statunitensi, nel 2025 l’indice MSCI Europe ha sovraperformato, per la prima volta dopo diversi anni, il più ampio MSCI World(3).


Guardare all’Europa in ottica di diversificazione

Per chi investe, il Vecchio Continente può rappresentare un’area di opportunità in settori che spaziano dalla transizione energetica alle infrastrutture fisiche e digitali, dalla difesa alla sicurezza, dalla manifattura alla salute. Questo non significa uscire in massa dagli investimenti nelle aree più calde del mercato – come Stati Uniti e tecnologia – ma allargare gli orizzonti ad altri Paesi e settori, in un’ottica di diversificazione del portafoglio.

Il tutto, tenendo a mente che i rischi accompagnano qualsiasi investimento. Nel caso dell’Europa, vanno appunto considerate le sfide geopolitiche, le dinamiche demografiche complesse e una crescita ancora moderata. Per questo, l’esposizione dovrebbe inserirsi all’interno di portafogli bilanciati, coerenti con l’orizzonte temporale e con gli obiettivi dell’investitore: sono questi gli elementi chiave per trasformare le grandi transizioni in opportunità sostenibili nel tempo.



1) digital-strategy.ec.europa.eu
2) economy-finance.ec.europa.eu
3) msci.com


olimpiadi

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