24 giugno 2021

Investire sull’Italia: il Mediolanum Market Forum alla riscoperta dei PIR

Pubblicato in: Financial Advise

PIR, ripresa e risparmio degli italiani. Se ne è parlato giovedì 27 maggio al Mediolanum Market Forum, dedicato al tema “Investiamo sull’Italia”: un appuntamento speciale che ha raccolto attorno a una tavola rotonda virtuale nomi ed esperienze di grande livello, per un confronto sul risparmio e gli investimenti degli italiani, con uno sguardo particolarmente attento ai Piani Individuali di Risparmio a lungo termine.

Guidati dalla conduzione del direttore di Class CNBC Andrea Cabrini, sono intervenuti Massimo Doris, amministratore delegato di Banca Mediolanum, Tommaso Corcos, amministratore delegato e direttore generale di Fideuram ISPB, oltre che presidente di Assogestioni, Francesco Mutti, amministratore delegato Mutti e presidente di Centro Marca, Alec Ross, consigliere per l’innovazione nell’amministrazione Obama, Nerio Alessandri, fondatore e presidente di Technogym, e Alessandra Ghisleri, direttore di ricerca di Euromedia Research.

Con loro anche Stefano Volpato, direttore commerciale di Banca Mediolanum, Walter Bertin, amministratore delegato Labomar SpA, e Silvana Chilelli, amministratore delegato di Eurizon Capital Real Asset SGR.



Cosa è venuto fuori dal Mediolanum Market Forum?

Com’è corretto e utile che avvenga in eventi di questo calibro, il dibattito ha preso le mosse da dati molto attuali e di assoluto interesse: sono i dati riportati nel primo Rapporto su “Gli italiani: risparmio e investimento”, a cura di Euromedia Research e Banca Mediolanum. Le principali evidenze le ha illustrate Ghisleri, rilevando come gli italiani si confermino un popolo a dieta di rischio, o comunque con un appetito molto basso per lo stesso.

Il 52% ha dichiarato di scegliere il “fai-da-te” nella gestione dei risparmi, ma di fondo manca una conoscenza adeguata e una sana consulenza ed educazione finanziaria. La casa rimane in cima alla lista dei desideri. E gli italiani, tutto considerato, si confermano un popolo di risparmiatori, prudenti e conservatori, prevalentemente lasciando i soldi sui conti correnti per eventuali imprevisti.

Il che ha suscitato un commento molto puntuale in Ross: “Non tutti devono essere cowboy americani”, ha detto, ma proprio non si può ottenere un ritorno e proteggere il capitale dal potere erosivo dell’inflazione senza assumersi dei rischi.

Il dato che ha colpito Doris è quello sugli ottimisti e i pessimisti. Perché? Perché, se da una parte gli italiani continuano a non eccedere in esagerate manifestazioni di ottimismo, soprattutto a valle della pandemia di Covid-19, è anche vero che la distanza numerica tra quanti si dicono ottimisti e quanti invece si dichiarano pessimisti si è ridotta e non di poco. Il che è un bene: “questa è già una buona base di partenza”, ha detto Doris. Ma, venendo al cuore del Forum: come si esprimono gli italiani sui PIR?



Il lungo viaggio dei Piani Individuali di Risparmio

I Piani Individuali di Risparmio a lungo termine (PIR) sono stati introdotti all’inizio del 2017 con la Legge di Bilancio varata per quell’anno, la numero 232/2016. La normativa prevedeva un significativo vantaggio fiscale per i sottoscrittori di PIR – con esenzione dalla tassazione sui redditi da capitale o redditi diversi derivanti dagli investimenti nel PIR, nonché dalle imposte di successione – al fine di incentivare l’investimento nelle piccole e medie imprese italiane. A condizione che fossero rispettati determinati vincoli. In seguito è arrivata la Legge di Bilancio 2019 (L. 145/2018), che ha aggiunto ulteriori vincoli a valere sui PIR costituiti a partire dal primo gennaio 2019: ulteriori disposizioni che, però, hanno avuto l’effetto di congelare il mercato.

Poi? Alla fine del novembre 2019, la Commissione Finanze della Camera ha approvato all’unanimità una proposta di emendamento al decreto legge 124/2019, contenente “disposizioni urgenti in materia fiscale e per esigenze indifferibili”, rimuovendo di fatto i vincoli che avevano determinato il congelamento del mercato. I PIR “post-emendamento” hanno così potuto rispolverare la formula originaria del 2017 e ripartire.

Il decreto Rilancio varato dal governo nel maggio del 2020 per supportare le imprese italiane colpite dalle conseguenze economiche dell’epidemia di Covid-19 ha portato ulteriori novità. Accogliendo i suggerimenti di Assogestioni, il decreto ha dato il via libera ai cosiddetti “PIR alternativi”, per convogliare maggiori risorse a sostegno dell’economia reale investendo in aziende non quotate e strumenti di debito o credito per le piccole e medie imprese italiane o europee. Garantendo come sempre all’investitore un vantaggio fiscale. PIR complementari, questi, e non sostitutivi rispetto a quelli tradizionali.



Ma gli italiani, oggi, come vedono i PIR?

Cominciamo col dire che, secondo il Rapporto a cura di Euromedia Research e Banca Mediolanum, ad averne già sentito parlare è meno della metà degli intervistati: il 44,6% del totale. Che comunque è, anche questo, un buon punto di partenza. Ma da chi ne hanno sentito parlare?

• Il 29% ne ha letto sui quotidiani o sulle riviste finanziarie, di settore.
• Il 17,8% ne è stato informato dalla banca.
• Il 16,5% ne è stato informato dal consulente finanziario.
• Il 14,7% ne ha letto su siti internet di investimento.
• L’8,5% ne ha sentito parlare da amici, parenti, conoscenti.
• L’8,3% ne ha sentito parlare in trasmissioni finanziarie.

Chi fa consulenza finanziaria è quindi chiamato, fra le altre cose, a parlare di PIR, anche per correggere la percezione secondo cui, come ha riferito Ghisleri esponendo i numeri del Rapporto, i PIR porterebbero più vantaggi alle aziende che agli investitori. E invece, come ha fatto notare Doris, portano vantaggi a tutti, non c’è contrapposizione: essi sono strumenti di supporto alle imprese ma anche strumenti d’investimento, con potenziali ritorni interessanti e un vantaggio fiscale altrettanto interessante per i risparmiatori italiani.

Insomma, per dirla con Corcos: i PIR rappresentano “un ponte che porta buoni risultati per tutti, per le imprese ma anche per gli investitori”. Che è come dire: per l’intero Paese. Oggi, più che mai, ce n’è bisogno.


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NOTA DI REDAZIONE: gli argomenti e i grafici sono frutto di elaborazione interna.
 
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