15 aprile 2021

La perseveranza che salverà l’Italia

Pubblicato in: Economia & Mercati

Perseveranza. È questa la virtù cruciale nei momenti di mare in tempesta: lo è stata per il veliero Amerigo Vespucci, che nei suoi 90 anni di storia di tempeste ne ha dovute attraversare parecchie. E lo è per gli italiani (e non solo) in questo lungo periodo di pandemia, che purtroppo non è ancora finito.

La perseveranza, ancora una volta, è stata la dote che ha permesso agli investitori di superare le turbolenze registrate nel 2020 sui mercati finanziari. Un anno fa, quando in Italia veniva segnalato il paziente numero 1, per le Borse è cominciato un periodo di shock e grande volatilità, con vendite generalizzate, sull’onda del panico, che hanno provocato un’inevitabile caduta delle quotazioni.

La vicinanza di un consulente, in questi casi, è un aiuto prezioso perché consente di non commettere quegli errori “di pancia” e aiuta a riflettere, a raffreddare la mente. Sì, perché rimanere fermi e osservare è spesso la soluzione migliore, almeno quando si tratta di investimenti.



I mercati un anno dopo


In effetti, chi è stato perseverante, solo un anno dopo l’inizio dell’emergenza non solo è uscito salvo dalla tempesta, ma ne è uscito pure arricchito, come esperienza e nel portafoglio. Il sistema finanziario è infatti riuscito a reagire, guidato dalla sapiente regia delle banche centrali che hanno prima messo in salvo le navi riportandole al porto, e poi, una volta calmate le acque, hanno ridato quella spinta che ha permesso loro di tornare a veleggiare.

Come? Tagli dei tassi, nuovi stimoli monetari, la cosiddetta “liquidità infinita” annunciata e messa in pratica dal presidente della Fed, Jerome Powell, sono stati prima il salvagente e poi il vento buono che ha riportato le Borse, solo un anno dopo, su livelli superiori a quelli dell’anno precedente al Covid. Un fatto eccezionale nella storia della finanza, un’occasione unica di investimento che ha premiato la perseveranza. I mercati hanno dimostrato di possedere anticorpi possenti, e le istituzioni finanziarie sono state capaci di produrre un vaccino. Le Borse anticipano sempre, mai questo detto è stato più appropriato.

Un anno dopo, dunque, dal punto di vista finanziario la situazione è tornata soddisfacente, mentre rimane critica a livello sociale e per l’economia reale. L’Italia eredita numeri difficili da quest’anno di pandemia: quasi 100.000 decessi, 440.000 posti di lavoro persi e un crollo del PIL dell’8,8% nel 2020, tutto a causa dell’emergenza sanitaria.



Un nuovo ammiraglio sul ponte di comando


Vero è che, da poche settimane, sul “ponte di comando” dell’Italia è salito un nuovo ammiraglio, Mario Draghi. Ex dirigente al Tesoro, poi governatore di Bankitalia e infine presidente della BCE, nel corso della sua carriera Draghi si è trovato spesso a compiere scelte in momenti di emergenza. Scelte coraggiose e storiche come l’azzeramento dei tassi d’interesse e l’istituzione del primo Quantitative Easing europeo, che è consistito nella creazione di 60 miliardi di euro di liquidità al mese volti a sostenere il debito europeo. Scelte che hanno trasformato la BCE da istituto severo e rigido in una banca flessibile e generosa.

Un anno fa il Financial Times mise in prima pagina una lettera in cui lo stesso Draghi da privato cittadino descriveva il ruolo dello Stato come l’istituzione che “deve usare il bilancio per proteggere i cittadini e l’economia dagli shock di cui il settore privato non è responsabile e che non può assorbire”.



Nuovo debito e politica fiscale


Scritte in piena pandemia, le sue parole sembrano quasi anticipare il ruolo che stava per assumere, e oggi diventano un manifesto per la crescita che sdogana l’utilizzo del debito, non più come nemico o malattia, ma temporaneamente come strumento per stimolare l’uscita dalle crisi e come spinta per l’espansione. Da questa lettera nasce la storica divisione tra debito pubblico definito “buono” e debito pubblico “cattivo”. Il primo è quello produttivo, capace di dare fiducia al ruolo delle banche nella creazione di nuovi posti di lavoro e garantire allo Stato una solida base imponibile su cui recuperare il denaro investito. Il secondo riguarda la spesa improduttiva che in qualche modo deve essere ridotta.

Proprio attraverso la creazione di debito pubblico dovrà avvenire l’ormai necessario passaggio di testimone dalla politica monetaria delle banche centrali a quella fiscale dei governi. E noi italiani questo testimone lo stiamo passando dal Mario Draghi presidente della BCE al Mario Draghi nuovo primo ministro italiano, forte anche delle risorse in arrivo dal Next Generation EU.

È la grande occasione che il nostro Paese stava aspettando: ancora una volta la perseveranza sarà premiata.



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