Il tempo è un fattore fondamentale per chi investe. Eppure, spesso i risparmiatori lo sottovalutano. Specialmente i giovani, cioè coloro che potrebbero trarre i maggiori benefici da un orizzonte di lungo periodo. È questo il fulcro di una recente ricerca – “Il tempo: il vero alleato per tutte le generazioni” – condotta da Finer e presentata all’ultimo EFPA Italia Meeting.
L’indagine, che ha coinvolto 9.160 investitori finali (segmentati per asset ed età) e 5.390 professionisti (consulenti, private banker e gestori bancari) in Italia, ha messo in evidenza alcuni dati interessanti sull’approccio agli investimenti degli italiani. Spunti molto stimolanti, dai quali ripartire al rientro dalla pausa invernale, per capire come metterli a frutto nel nuovo anno.
Opportunità di “raddoppio” per il risparmio gestito in Italia
Tanto per cominciare, ha evidenziato Nicola Ronchetti, fondatore e CEO di Finer, su un 57% di italiani che dichiara di risparmiare, solo il 30% investe. Esiste quindi un 27% di risparmiatori che potrebbero essere convertiti in investitori, andando di fatto a raddoppiare il mercato del risparmio gestito nel Belpaese.
Ma quali sono gli elementi che potrebbero aiutare a investire di più? Dalle risposte di risparmiatori e professionisti, emergono con molta chiarezza due aspetti.
- L’importanza della consulenza, con il 38% dei risparmiatori/investitori che sottolinea la necessità di trovare il giusto referente.
- La centralità del fattore tempo, con il 27% dei risparmiatori/investitori che cita la difficoltà di capire quando sia il momento giusto per investire e il 28% dei professionisti che fa riferimento invece all’importanza di far capire per quanto tempo è bene rimanere investiti. In ogni caso, evidenzia la ricerca, il peso del tempo è più sentito dagli investitori senior, mentre i più giovani tendono a sottovalutarlo.

Un approccio “miope” alla gestione del tempo
Andando ad approfondire ulteriormente il tema del tempo, dalla ricerca emerge che gli investitori italiani sono caratterizzati da una sorta di “miopia” nella gestione dei risparmi:
- quasi il 50% degli intervistati ritiene infatti di investire per un periodo inferiore a 5 anni;
- il 35%, addirittura, dichiara di non avere un orizzonte temporale.
“Un po’ come se una persona partisse per un viaggio senza conoscere la destinazione”, ha commentato Ronchetti presentando lo studio.
Un segnale interessante – e preoccupante al tempo stesso – è che i più “miopi” sono proprio i più giovani, a cui evidentemente manca la consapevolezza che un investimento necessita di tempo per dare i frutti migliori.
Il ruolo del consulente, in questo senso, si conferma fondamentale: andando ad analizzare lo spaccato delle risposte per fasce di patrimonio, emerge infatti che gli intervistati con asset più consistenti tendono a investire per periodi più lunghi. Dal momento che, tipicamente, i clienti affluent si fanno affiancare da un professionista – osserva ancora Ronchetti – è verosimile che questo li aiuti ad alzare lo sguardo dal breve termine e ad abbracciare orizzonti più ampi.
Investire è questione di tempo, non di timing
Quanto al “timing” dell’investimento, cioè quale sia il momento più giusto per investire, la ricerca mette in luce una discrepanza tra ciò che sarebbe auspicabile fare per ridurre l’impatto della volatilità – entrare gradualmente nel mercato, per esempio versando piccole somme alla volta in un PAC – e quello che accade nella realtà: il 39% degli investitori investe “una tantum”, quando ha a disposizione dei risparmi extra (un’eredità, una liquidazione, eccetera), mentre il 27% tenta di “indovinare” il market timing perfetto guardando l’andamento delle Borse.
Una volta presa la decisione di investire, gli strumenti più “gettonati” restano i titoli di Stato e il settore immobiliare, mentre la componente azionaria è molto marginale e presente solo quando il cliente si avvale di un consulente, rileva ancora Ronchetti. Il motivo? Da un lato una scarsa conoscenza dei mercati e del loro funzionamento (da qui il bisogno di maggiore consulenza); dall’altro, il fatto che un investimento in equity necessiti di un orizzonte temporale adeguato (mentre tra gli investitori manca, come abbiamo visto, un’adeguata cultura del tempo).

Un’opportunità reale per i consulenti finanziari
Infine, sempre a proposito di fattore tempo, la ricerca si sofferma sul tema previdenza, con oltre due terzi dei risparmiatori italiani che dicono di contare ancora sul pubblico e sui sussidi statali. Anche in questo caso, va segnalato che chi è assistito da un professionista si avvale di più di rendite finanziarie a fini pensionistici. “Ma il dato è comunque preoccupante”, ha sottolineato Ronchetti. A maggior ragione se si pensa che, tra gli intervistati under 30, la quota di chi pensa di affidarsi esclusivamente al sistema previdenziale pubblico sale al 70%.
In un simile scenario, per il mondo della consulenza si apre un’opportunità concreta: aiutare i clienti a dare un senso al tempo. Significa trasformarlo da variabile temuta a risorsa da gestire, accompagnando i risparmiatori verso scelte più consapevoli e coerenti con gli obiettivi di vita e con le necessità di oggi e di domani.
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