15 marzo 2023

Il paradosso della guerra e l’Italia che sorprende ancora in positivo

Pubblicato in: Financial Advise

“L’estate italiana sarà calda”. Non è il bollettino meteorologico degli ultimi anni, né una battuta sulla cronaca finanziaria ai tempi della crisi dello spread. È il titolo di prima pagina de L’Equipe allo scoppio dello scandalo del calcio italiano accaduto proprio alla vigilia dei Mondiali del 2006.

Per una nazione che vive di questo sport fu un trauma politico, sociale e anche industriale, perché il calcio è una delle principali industrie del nostro Paese. Citiamo L’Equipe perché è considerato il quotidiano di riferimento nel mondo del calcio, ma dello scandalo che ci coinvolse si occupò la stampa di tutto il mondo, e fu così clamoroso che si arrivò a mettere in discussione la partecipazione ai Mondiali di quell’anno della nostra nazionale.

Vi partecipammo accompagnati dal rumore di forti critiche. Il pronostico più gentile ci voleva eliminati al primo incontro con una delle favorite. Forse non ricordiamo quello scandalo, ma sicuramente ricordiamo che quel Mondiale accese d’azzurro il cielo sul mondo. Nelle difficoltà, emerse la nostra forza.



Un anno di guerra: lo scenario che sconvolse tutte le previsioni

La mattina del 24 febbraio 2022, quando i media di tutto il mondo riportarono le dichiarazioni del presidente russo Vladimir Putin e mostrarono i carri armati russi sul territorio ucraino, oltre allo shock emerse anche la domanda: cosa ne sarà di noi? Noi inteso come Italia, perché il nostro, per la struttura della nostra economia, era il Paese più esposto ai rischi di questo conflitto. Da qui, l’incertezza diventò dilagante.

Ma qual era il contesto finanziario in cui si trovava il mondo prima di questo grave imprevisto? Alla fine del 2021, un anno molto positivo per i mercati, le previsioni erano estremamente rosee. Emblematici erano i target, così come gli aggettivi utilizzati dagli economisti e dalle banche d’affari: dal ciclo “vibrante” di Jp Morgan al più sobrio “anno della scoperta” di Ubs. Tutti giudizi con la crescita come unico comune denominatore. E con un obiettivo intorno ai 5.000 punti per l’indice S&P 500: un 10% circa di rialzo, da sommarsi al +26% realizzato nel 2021. I pochi pessimisti prevedevano un calo limitato al 5%.

Dall’euforia per la conclusione della pandemia alle sfide che già poneva l’inflazione, fino ai carri armati russi al confine con l’Ucraina. Questo è ciò che accadde la mattina del 24 febbraio, quando dopo lo shock iniziale si cominciarono a prefigurare i nuovi scenari economici con la presenza della variabile guerra.



Alta inflazione, tassi in rialzo e i fantasmi dello spread del 2011

La prima parola utilizzata è stagflazione, insidioso mix tra crescita zero ed elevata inflazione. Dopotutto, il costo dell’energia stimato in crescita è pronto a mordere la capacità di spesa delle maggiori economie, trascinandole in recessione. Le immagini delle città deserte per via dei lockdown fanno posto quelle delle domeniche a piedi vissute dai nostri genitori durante la crisi degli anni Settanta.
Analisti e istituzioni finanziarie di tutto il mondo cominciano a pubblicare proiezioni da incubo, di tutt’altro tono rispetto alle lenti rosa utilizzate a fine 2021. Per l’energia le economie europee sono totalmente dipendenti dalla Russia, e l’Italia è uno dei suoi principali clienti: per noi la recessione non è un’ipotesi, l’incertezza è nelle stime di profondità.

E per noi non è l’unico problema. Industrialmente, siamo un Paese di trasformazione totalmente privo di materie prime. E a questo si deve aggiungere l’ostacolo inflazione. Avendo noi uno dei debiti più grandi del mondo, il rialzo dei tassi rischia di comprimere la nostra capacità di spesa ai minimi, resuscitando i fantasmi dello spread del 2011.
Il 2022 diventa allora una montagna da scalare e con poche energie. In piena estate ci ritroviamo con i tassi d’interesse in ascesa, una crisi di governo con l’incognita dell’esito elettorale, e con i prezzi sul gas che schizzano sopra i 300 euro.

Ma improvvisamente emergono le capacità che sono nel dna dell’Italia: la geografia delle nostre importazioni energetiche viene ridefinita e le abilità industriali, grazie alla qualità dei nostri prodotti, riescono a mantenere alta e viva la produzione.
Tutto questo si traduce in crescita spalmata su tutte le voci dell’economia, dall’occupazione agli investimenti, tanto che lo scenario di fine 2022 paradossalmente sembra più vicino a un boom economico che a una recessione.



Come nel Mondiale del 2006, abbiamo rovesciato ogni più cupa previsione

Niente più dei numeri può fotografare la situazione italiana di quest’anno sui mercati: crescita del PIL al +3,9% (+11% dalla recessione Covid), prezzo del gas ridotto a un quinto rispetto al picco dell’estate e a quasi la metà rispetto ai prezzi pre-guerra. Per le Borse, la prima metà del 2022 è stato monotematica: tutte in discesa. Di tono molto diverso, invece, la seconda, con recuperi a diverse velocità. Piazza Affari si è distinta come la più reattiva: a oggi è stata l’unica a recuperare i massimi del 2021.

Nonostante la fase delicata, il VIX – l’indice della volatilità – si è mantenuto sotto i 40: nella crisi Lehman Brothers, per dire, arrivò a quota 80. Anche la parola “recessione” è cancellata: ora per l’Italia si stima un +0,60% nel 2023. Come nel Mondiale del 2006, abbiamo rovesciato ogni più tragica previsione. E abbiamo trovato nella crisi una risorsa e una motivazione.


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