10 ottobre 2023

Qual è l’identikit dell’investitore italiano

Pubblicato in: Vademecum

L’investitore italiano medio ha 61 anni, può essere con quasi la stessa probabilità un uomo o una donna, risiede nel Nord Italia e di solito quando decide di allocare i suoi risparmi su qualche prodotto finanziario lo fa in modo immediato, senza soluzioni dilazionate. È l’identikit che emerge dall’Osservatorio annuale sui sottoscrittori di fondi comuni curato dell’Ufficio Studi di Assogestioni, che dal 1996 ogni anno aggiorna l’istantanea degli investitori individuali italiani, ne analizza la composizione di genere e anagrafica, la distribuzione geografica, i numeri sugli investimenti in fondi, le preferenze su prodotti e asset class e le modalità di sottoscrizione.

I dati, aggiornati al dicembre del 2022, dicono che la fetta più ampia degli investitori individuali è sempre rappresentata dai cosiddetti “Boomers”, i nati tra il 1945 e il 1964. Rappresentano il 41% del mercato, e quando decidono di acquistare un prodotto lo fanno con cifre più alte della media.
Segue la Generazione X, che comprende i nati tra il 1964 e il 1980, con il 28%. Millennials e Generazione Z insieme costituiscono solo il 13% del totale, mentre gli over 77 anni sono il 13% della platea. Nonostante gli under 40 restino fanalino di coda nella mappa degli investitori, la loro capacità di azione sta aumentando.
“Gli under 40 stanno gradualmente iniziando a investire”, dice Riccardo Morassut, Senior Research Analyst dell’Ufficio Studi di Assogestioni. “Per questo il 13% che rappresenta la quota di sottoscrittori più giovane, in particolare Millennials e Gen Z, è da leggersi come un dato positivo”.



Il potenziale dell’accumulo e investitori privati: ai giovani piace il PAC

La ricerca fotografa i tipi d’investimento prediletti e la modalità utilizzata. Gli investitori privati under 40, cioè appunto Millennials e Generazione Z, preferiscono i PAC: supera infatti il 50% la quota dei sottoscrittori più giovani che investe attraverso Piani di Accumulo del Capitale.
Viceversa, oltre il 70% dei Boomers sceglie di investire in un’unica soluzione (PIC, Piano di Investimento di Capitale). Questione soprattutto di portafoglio: i più maturi tendono ad avere già un capitale accumulato da poter investire tutto in una volta.

Quanto alla distribuzione del patrimonio investito, abbiamo che:
• circa la metà (47%) appartiene ai Boomers;
• il 25% è appannaggio delle due generazioni più anziane, Silent e Greatest Generation;
• i risparmiatori della Generazione X detengono oltre un quinto delle masse totali (23%);
• ai sottoscrittori più giovani è riconducibile solo il 5% del totale investito.
L’asset allocation evidenzia come tra i fondi italiani prevalga l’investimento in fondi flessibili (42%) e obbligazionari (26%), cui seguono gli investimenti in fondi bilanciati (22%) e azionari (10%). Tra i prodotti esteri cresce invece la componente azionaria, con il valore per i fondi cross border che si attesta al 48%. Resta stabile attorno al 30% il peso dei fondi obbligazionari, mentre diminuisce la quota dei fondi flessibili e bilanciati (11%).



Circa la metà di chi sottoscrive è donna

Altra buona notizia è che la differenza uomo-donna nell’universo dei sottoscrittori italiani si sta progressivamente annullando: le donne oggi rappresentano il 47% degli investitori. Anche l’investimento medio si sta avvicinando nei valori: gli uomini investono circa 47.000 euro, contro i 43.000 delle donne. A livello geografico le differenze all’interno dell’Italia restano costanti.
Secondo l’Osservatorio di Assogestioni, il 65% dei sottoscrittori risiede nel Nord Italia, il 19% nelle regioni del Centro, al Sud l’11%, nelle Isole il 5%. La regione con il tasso più alto di partecipazione è l’Emilia-Romagna (30,8%), seguita da Lombardia (28,4%), Piemonte (27,9%) e Liguria (26%). Le ultime tre regioni citate sono anche quelle in cui l’investimento medio è più alto: 51.000 euro, mentre in Emilia-Romagna e Lazio sfiora i 50.000 euro.
Allargando lo sguardo ai grandi numeri, ci si rende conto dell’importanza assunta dal settore dei fondi. L’Osservatorio, infatti, evidenzia che i sottoscrittori sono 11,5 milioni, una quantità che corrisponde a 520 miliardi di euro in fondi.
Il valore medio dell’investimento è pari a 45.000 euro, un importo che però varia a seconda della tipologia del prodotto scelto: più basso per i sottoscrittori di fondi italiani (27.000 euro), più elevato per i sottoscrittori di fondi esteri. Lo studio analizza anche la distribuzione della partecipazione al mercato dei fondi per modalità di sottoscrizione.
Il versamento unico (PIC) rimane la forma prevalente, scelto dal 62% dei risparmiatori (la maggior parte dei quali, come abbiamo detto, sono Boomers). Chi opta per i Piani di Accumulo (PAC) rappresenta il 22% del totale, il restante 16% preferisce una forma mista.



Un percorso di crescita, con il consulente al proprio fianco

“La nostra industria può offrire un contributo importante al miglioramento delle competenze finanziarie degli italiani: investire in un fondo è infatti di per sé un atto basilare di educazione finanziaria, perché si impara che cos’è la diversificazione del rischio e che la gestione del risparmio è un’attività da professionisti”, ha sottolineato Alessandro Rota, direttore dell’Ufficio Studi di Assogestioni.
Un percorso di crescita nell’ambito del quale la consulenza finanziaria ha già largamente dimostrato di poter avere un ruolo decisivo, affiancando gli investitori non solo nelle scelte di portafoglio. Ma anche nella risoluzione dei più importanti quesiti di natura tecnica, assicurativa, fiscale e successoria.


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