01 gennaio 2018

Le due intramontabili lezioni dei film di Natale

Pubblicato in: Economia & Mercati

Il 2017 è stato un anno molto positivo per l’azionario e mite per l’obbligazionario. Ma questa situazione non può durare per sempre. Per preparare il portafoglio a una nuova fase occorre sapere e diversificare: due cose che si possono fare con l’aiuto di un consulente finanziario.

Che ci crediate o no, il Natale dà tanti spunti di riflessione. Uno di questi ci arriva da una pellicola che ormai da 20 anni scandisce il tempo delle nostre festività. È Una poltrona per due, film con Dan Aycroyd e Eddie Murphy, che dal 1997 al 2017 è andato in onda 12 volte la sera del 24 dicembre e le altre volte in serate immediatamente antecedenti o successive. In questa rivisitazione moderna del romanzo Il Principe e il povero di Mark Twain, i due protagonisti, messi in difficoltà per scommessa dai proprietari di una società di intermediazione finanziaria, la Duke&Duke, trovano alla fine, alleandosi, il modo per avere la meglio sui due speculatori senza scrupoli.


Due spunti di riflessione
Una poltrona per due è uscito nel 1983, tre anni dopo la pellicola italiana Mia moglie è una strega (con Renato Pozzetto ed Eleonora Giorgi, regia Castellano e Pipolo), nella quale le azioni-spazzatura di una fantomatica Canistracci Oil venivano tramutate in affarone d’oro dalla strega del titolo. In quegli anni i mercati erano, nella percezione diffusa dell’opinione pubblica, un mondo lontanissimo dalla quotidianità e sconosciutissimo, e le sale delle “grida” erano per pochi addetti ai lavori. Trentacinque anni e decine di repliche televisive dopo, complici le crisi dell’ultimo decennio, termini tecnici come spread, subprime, obbligazioni subordinate, criptovalute, derivati, rendimento sono entrati nel linguaggio di molti, anche se non ancora di tutti. Tanto resta da fare: e ben vengano altri film, ma il ruolo di punta spetterà sempre di più al consulente finanziario, unico referente di individui, famiglie e imprese per gli investimenti. Secondo spunto di riflessione. In Una poltrona per due alla fine vincono i due giovani broker Winthorpe e Valentine, mentre i fratelli Duke sono costretti a chiudere bottega. Pagando, potremmo dire, la scelta di puntare tutto sul succo d’arancia surgelato. Se avessero diversificato, avrebbero quantomeno limitato i danni. La diversificazione resta dunque la regola d’oro, da seguire in ogni fase di mercato. Anche in quella attuale.


Anno rock per l’azionario
Tra gli Emergenti, Hong Kong ha chiuso l’anno con un +36% e San Paolo con un +27%. A Seul, il Kospi ha totalizzato un +25% nonostante la costante minaccia nucleare, nell’area, del dittatore nordcoreano Kim Jong-un. Minaccia con la quale, causa prossimità geografica, deve quotidianamente convivere anche il Giappone. I cui nervi, comunque, non hanno affatto ceduto: Tokyo ha archiviato l’anno con un +20% E le altre Borse mondiali? Wall Street ha chiuso l’ennesimo anno con il segno positivo, ben distribuito in tutti i settori: il Dow Jones, regno della “old economy” che molti vedevano prossimo all’estinzione, ha segnato un +25%, l’S&P500, l’indice più allargato e punto di riferimento mondiale, un +19%, e il Nasdaq un +28%. Più mite, ma non trascurabile, il comportamento delle Borse europee, dove a inizio anno si temevano nuovi rischi per l’euro dovuti al populismo crescente. Parigi ha reagito alle sfide chiudendo l’anno con un +9%, Francoforte ha risposto con un +12% e Madrid, nonostante la questione Catalogna, è riuscita a conquistare un +7%. Non ha sfigurato Milano, che grazie anche ai primi effetti dell’innovazione dei PIR e dell’industria 4.0 ha chiuso con un +13%. La (ex) cenerentola d’Europa, Atene, con il suo +24%, è risultata la migliore d’Europa. E la Grexit, fortunatamente, è ormai solo un lontano ricordo.


Insomma, i “farmaci” utilizzati dalle banche centrali per curare la recessione economica e la tempestività con cui sono stati somministrati hanno sortito gli effetti sperati. E anche la riduzione del dosaggio – operata con gradualità per evitare reazioni avverse, proprio come avviene in campo medico – finora ha aiutato i mercati. Ecco allora che oggi siamo al centro di un quadro economico e finanziario caratterizzato da tassi bassi e liquidità abbondante che sfocia in investimenti nell’azionario. Non bisogna però mai dimenticare che le azioni sono estremamente rischiose perché soggette a volatilità elevata e a oscillazioni repentine. Quindi ok investire ma con gli strumenti giusti, basati su una precisa dose di diversificazione, e con il supporto di professionisti competenti. Non solo succo d’arancia o Canistracci Oil, insomma.


Obbligazionario osservato speciale
Siamo su livelli di tassi mai visti nella storia, peraltro con una durata così prolungata nel tempo, in attesa che l’inflazione batta un colpo. Ma attenzione: non inflazione “cattiva”, dovuta per esempio a un petrolio che sale per motivi bellici o rischi geopolitici; inflazione “buona”, che aumenta per un’economia sana pronta a espandersi ancora. Stesso discorso per l’euro: in passato abbiamo visto la moneta unica rafforzarsi inspiegabilmente, per esempio durante le crisi dell’Europa, altre volte perché le monete concorrenti esigevano una svalutazione competitiva; oggi vediamo la valuta rivalutarsi rispecchiando la forza economica di chi rappresenta, e questo è un segnale di piena salute espansiva. Il pianeta delle obbligazioni è al sicuro e lo è da molto tempo, ma non potrà essere così all’infinito, anche perché con un ecosistema così florido si attende, come detto, la ripartenza dell’inflazione.


Soluzione PIR
Con l’introduzione dei Piani Individuali di Risparmio (PIR) il legislatore ha individuato una soluzione al problema della scarsa valorizzazione del nostro patrimonio, soluzione che al tempo stesso fornisce un’alternativa a un sistema economico ancora troppo legato all’antico bancocentrismo. Tale soluzione consente al risparmiatore italiano di investire contribuendo allo sviluppo del patrimonio imprenditoriale del Paese, rendendolo più forte.


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