26 dicembre 2022

Diamo alle previsioni il giusto peso

Pubblicato in: Economia & Mercati

“Fare previsioni è difficile, soprattutto sul futuro”. Parola del Nobel Niels Bohr. E la storia, finora, gli ha sempre dato ragione. Incluso il susseguirsi di eventi del 2022. Le previsioni per il 2023 sono cupe. Ma quanto senso ha farvi affidamento? E, in ogni caso, sta a noi decidere se farci guidare da questa negatività o da una seria strategia di diversificazione. Come del resto in altri momenti sfidanti del nostro passato.


Una previsione presa in pieno: come nasce il “mito” dell’esperto 

“L’indice Dow Jones rischia un ribasso di 500 punti”, sentenziò drammaticamente l’analista finanziaria americana Elaine Garzarelli nel settembre del 1987 in un’intervista divenuta poi celebre al quotidiano USA Today. Garzarelli in quel tempo era attivissima nel lanciare allarmi ovunque, persino dagli schermi televisivi durante un memorabile Morning News alla ABC.
E, in effetti, il 1987 si è poi rivelato un periodo indimenticabile per gli investitori di tutto il mondo. Nell’ottobre di quell’anno accadde un fatto tragico che solo una persona al mondo aveva previsto. Il 19 ottobre 1987 l’indice Dow Jones perse il 22,61%, registrando il più grave tracollo di tutti i tempi: basti pensare che nel giorno di Borsa peggiore del 1929, il 28 ottobre, la perdita fu “solo” del 12,82%.
In un solo giorno il calo fu di 508 punti, solo otto punti in più di quanto aveva previsto poche settimane prima Garzarelli. Così, da sconosciuta al grande pubblico l’analista della Shearson Lehman divenne una star di fama mondiale.


Quando la star sbaglia: dalle stelle a una serie di cantonate 

La previsione non le valse solo fama, ma anche possibilità di carriera: poté lasciare la Shearson, banca tra l’altro travolta dal crack del 1987, per costituire un proprio fondo, il Garzarelli Capital con base in Florida, che in poco tempo divenne un porto per molti capitali importanti. Ideò poi una newsletter settimanale e un report mensile per gli istituzionali, scritti con toni messianici: diventarono uno strumento indispensabile per i gestori, tanto agognato quanto il pane dagli affamati.
Non rivelò mai con chiarezza l’ingrediente segreto che le permise di anticipare lo storico avvenimento. Si limitò a dire che aveva costruito un modello econometrico con 13 indicatori legati al ciclo economico. Una formula che tuttavia, dopo averle dato tanta gloria, in poco tempo avrebbe perduto la sua efficacia.
Nonostante i premi ricevuti per molti anni come miglior analista di Wall Street, Garzarelli collezionò in seguito una lunga sequenza di errori. Tra i più eclatanti, se ne ricordano due: quando, a metà degli anni Novanta, disse “la festa è finita” e invece poi prese avvio un lungo rally di Borsa, e quando, all’inizio del 2008, disse che il momento era ottimo per investire.


Il rilancio delle previsioni cupe (che spesso non si realizzano)

“Fare previsioni è difficile, soprattutto sul futuro”, sosteneva appunto Niels Bohr, Nobel per la Fisica nel 1922. Tuttavia, è un esercizio piuttosto frequente e per molti versi utile. Altro caso è quello di Nouriel Roubini, al secolo “Dr. Doom”, che ha anticipato la grande crisi finanziaria del 2008 generata dalla bolla immobiliare e che oggi pubblica “La crisi che verrà, dieci pericoli per il nostro futuro e qualche strategia per sopravvivere”.
Il libro in Italia arriverà a gennaio, ma già sappiamo che profetizza “molti giorni bui”, poiché “amici miei… siamo in una fossa profonda e l’acqua sta salendo”. Come Garzarelli, anche Roubini si è fermato a una previsione giusta. Ciò, naturalmente, non toglie merito all’analisi dei dati che è alla base di ogni lavoro predittivo.
Fatto sta che nessuno aveva messo in conto ciò che stiamo vivendo. Non solo in termini di geopolitica, ma anche sul piano economico e monetario. Se riprendessimo i giornali del 2021, leggeremmo titoli come “Powell (Fed), tassi fermi fino al 2024” (18 marzo 2021), “Lagarde, tassi fermi per tutto il 2022” (16 novembre 2021) e “Powell l’inflazione è temporanea” (27 agosto 2021).
Da quegli occhiali rosa siamo passati ora a un bel paio di occhiali dalle lenti scure, scurissime. L’emotività sembra travolgere tutti. Giusto qualche mese fa, il celebre finanziere Ray Dalio “chiamò” il ribasso per tutta l’Europa e soprattutto per l’Italia.
Le società di rating e il Fondo Monetario Internazionale hanno rivisto le stime di crescita economica a livello mondiale. Jamie Dimon, l’indiscusso capo di JP Morgan, a settembre ha annunciato l’arrivo di un “uragano sui mercati”. Però, siccome fare previsioni è difficile, il suo analista di punta Marko Kolanovic ha reiterato il suo “buy the dip”. Come a dire: per un verso o per l’altro, qualcuno ci prende.


Possiamo dare per scontato un pessimismo cupo e diffuso? 

Anche se le chiediamo a Google, ci proporrà una lunga serie di voci tutte con lo stesso tono: recessione ormai prossima, se non imminente. Ma possiamo dare per scontato un pessimismo cupo e diffuso? In fondo, anche le elezioni in Italia dovevano essere un cigno nero, e invece l’economia e la Borsa tricolore si stanno comportando meglio dei partner europei.
Siamo in un’era che Lord Mervyn King (ex BoE) ha chiamato “Grande Repricing”, nella quale il rialzo dei tassi e dei rischi costringerà a una maggiore oculatezza nella distribuzione delle risorse. E qual è la bussola per orientarsi negli investimenti? Quella che indichiamo da sempre: una sana e corretta diversificazione e il supporto di un professionista competente e presente.


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