14 maggio 2024

Addio a Daniel Kahneman: da lui importanti lezioni su investimenti ed emozioni

Pubblicato in: Vademecum

“La premessa di questo libro è che è più facile riconoscere gli errori degli altri che i nostri”. Così si esprimeva lo studioso Daniel Kahneman nel suo saggio “Pensieri lenti e veloci” (“Thinking, Fast and Slow”), scritto nel 2011. Premio Nobel per l’economia nel 2002, il pioniere della “behavioral finance”, la finanza comportamentale, è scomparso lo scorso 27 marzo all’età di novant’anni.



Un punto di riferimento per comprendere gli investitori e i loro errori

Nato nel 1934 a Tel Aviv, in Israele, Kahneman ha iniziato la carriera accademica presso l’Università Ebraica di Gerusalemme per poi trasferirsi negli Stati Uniti. Gran parte della sua vita professionale si è svolta perciò a Berkeley, in California, e a Princeton, nel New Jersey.

Il suo saggio “Pensieri lenti e veloci” ha offerto al vasto pubblico un punto di ingresso agile e scorrevole alla complessità del pensiero umano e ai condizionamenti cognitivi che, senza che nemmeno ce ne rendiamo conto, imprimono una direzione alle nostre decisioni giorno dopo giorno. Incluse, naturalmente, le decisioni sul bilancio personale e familiare e sulla gestione del risparmio e degli investimenti.

Modellatasi gradualmente nel lunghissimo arco temporale rappresentato dal Paleolitico, la nostra mente ha conservato nei millenni la capacità di ottimizzare tempo e risorse: ognuno di noi è quindi in grado non solo di pensare razionalmente (il cosiddetto “pensiero lento”), ma di farlo anche in modo rapido, veloce, scattante e intuitivo (il “pensiero veloce”).

Lo rende possibile il ricorso a scorciatoie cognitive, che nel lontano passato sono state decisive per la nostra sopravvivenza: se quel cespuglio si muove è perché dietro c’è un predatore pronto ad attaccare, non mi do il tempo di scoprirlo e mi metto immediatamente in fuga.

Le scorciatoie cognitive, però, oggi come allora ci espongono al rischio di arrivare a conclusioni errate. E di questo rischio occorre prendere atto, per evitare che la valutazione non corretta abbia conseguenze spiacevoli. Per esempio, sui nostri risparmi.



Una mente che si è evoluta per pensare in fretta (ma che rischia di sbagliare)

Le indagini di Kahneman ci hanno messo di fronte al fatto che, anche quando si tratta di gestire il denaro, nella quotidianità o in un’ottica di più lungo termine, non siamo fatti di pura ragione ma di pregiudizi, giudizi affrettati e reazioni emotive. Nel solco delle ricerche di Kahneman è nata una nuova scienza, quella appunto della finanza comportamentale.

E la finanza comportamentale ha segnato il tramonto del mito dell’“Homo Oeconomicus”, l’individuo che, seconde le teorie economiche più classiche, era in grado di mettere lucidamente in fila dati e fatti e di prendere altrettanto lucidamente le conseguenti decisioni.

E invece sono le emozioni ad avere la meglio. Le stesse emozioni che, nella cornice della “teoria del prospetto” messa a punto da Kahneman, portano l’investitore a violare spesso e volentieri i principi della razionalità economica.

Accade, solo per fare due esempi, quando il modo in cui viene presentato un quesito condiziona la sua risposta (“framing effect” o “effetto cornice”), o quando la sua determinazione a evitare una perdita (“loss aversion”) gli fa dimenticare il buon senso, spingendolo per esempio a vendere quando sui mercati tutto va giù. Per poi comprare quando tutto risale, svendendo così in saldo nel primo caso e riacquistando col sovrapprezzo nel secondo.



Il ruolo del consulente nel mitigare l’emotività dell’investitore

La finanza comportamentale è da sempre alla base di un modello di consulenza finanziaria che non si limita a gestire i portafogli ma che sa mettersi in relazione con le persone, i loro progetti di vita, le loro ansie e i loro momenti di euforia.

Dopotutto, la scienza ha confermato quello che gli osservatori più attenti e sensibili avevano già da tempo intuito: e cioè che l’emotività e i “pensieri veloci” hanno fin troppo spazio nelle scelte di investimento.

C’è quindi un’ultima lezione che Kahneman e gli altri suoi colleghi ci hanno consegnato in via del tutto indiretta, ed è che al fianco di ogni investitore deve esserci un consulente adeguatamente formato e competente, per guidarlo – attraverso una strategia previamente preparata e concordata – sui mercati mondiali, con gradualità e con il giusto grado di diversificazione. Non solo geografica e per titoli e asset class, ma anche per orizzonti temporali.

Il vero antidoto al pensiero veloce non è il pensiero lento, ma la competenza dei professionisti più preparati: ciò vale ancor di più oggi, in un contesto spesso sfidante ma che bisogna saper affrontare.


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