Ci siamo lasciati alle spalle un 2025 nel complesso positivo per i mercati finanziari. A dominare lo scenario sono stati l’entusiasmo per l’Intelligenza Artificiale e un’inflazione tornata progressivamente sotto controllo, fattori che hanno consentito alle banche centrali di adottare un atteggiamento più accomodante.
Un cambio di passo di cui hanno beneficiato i titoli di Stato, tornati a svolgere un ruolo più equilibrato nei portafogli, sia in termini di stabilità che di diversificazione.
Non sono però mancati elementi di complessità: a cominciare dalle misure protezionistiche dell’amministrazione Trump, che con i suoi dazi ha contribuito a ridisegnare le regole del commercio globale. Sullo sfondo restano le tensioni geopolitiche ancora non pienamente risolte, dal conflitto in Medio Oriente alla guerra tra Russia e Ucraina.
Cosa aspettarsi dai mercati nel 2026
Tutto ciò premesso, il prossimo anno dovrebbe essere caratterizzato da un contesto economico ancora favorevole, complici le politiche fiscali espansive e le banche centrali orientate più al sostegno della crescita che al contrasto dell’inflazione.
Secondo le principali istituzioni internazionali, la crescita globale dovrebbe mantenersi su ritmi moderati ma positivi (+2,9% stando all’outlook OCSE(1) aggiornato a dicembre). Gli Stati Uniti restano l’economia più resiliente (+1,7%), mentre l’Europa è attesa in graduale recupero, seppur con differenze rilevanti tra i vari Paesi. I mercati emergenti potrebbero beneficiare di condizioni finanziarie meno restrittive e di un dollaro meno forte rispetto ai massimi degli ultimi anni.
Fari puntati sulle scelte politiche
Un punto di attenzione riguarda la Fed, con Jerome Powell che a maggio del 2026 cederà il testimone a un nuovo presidente. Nel momento in cui scriviamo il favorito sembra Kevin Hassett, che sta già spingendo per tagli più aggressivi, in linea con la visione espansiva del presidente USA Donald J. Trump. Il che solleva riflessioni e interrogativi sul futuro dell’indipendenza della banca centrale statunitense dalla politica del governo.
A novembre 2026 sono inoltre previste le elezioni di metà mandato, con il rinnovo completo della Camera e di parte del Senato: un appuntamento che potrebbe influenzare l’orientamento futuro delle politiche fiscali.
Intanto, l’elevata spesa pubblica globale potrebbe continuare ad alimentare la crescita del debito, sia negli Stati Uniti sia in Europa (e non solo), mentre i dazi statunitensi, dal canto loro, potrebbero esercitare pressioni sui prezzi di alcuni beni, tenendo l’inflazione fra i temi in primo piano.
Azioni, Intelligenza Artificiale e valutazioni
Il trend dell’Intelligenza Artificiale sarà probabilmente centrale anche nel 2026. Il dominio dei cosiddetti “hyperscaler” appare solido, ma l’attenzione degli investitori si sta progressivamente spostando dalla narrativa alla capacità delle aziende di generare flussi di cassa, finanziare gli investimenti (senza eccessivo ricorso al debito) e sostenere la crescita degli utili nel tempo.
Secondo un’indagine di Bloomberg(2), il consenso tra gli strategist resta moderatamente positivo. Le attese indicano un potenziale di crescita ulteriore per i mercati azionari, seppur con rendimenti più contenuti rispetto agli anni eccezionali appena trascorsi. In un’altra rilevazione, la maggioranza dei gestori globali si dichiara ancora in una fase “risk-on”, segno di una propensione al rischio che, sebbene più selettiva, non è venuta meno.
Materie prime e metalli preziosi
Per quanto riguarda le materie prime, secondo il Commodity Markets Outlook della Banca Mondiale di ottobre(3), nel 2026 i prezzi complessivi delle commodity globali potrebbero diminuire. L’eccesso di offerta continua a pesare sul mercato del petrolio, anche alla luce della crescente diffusione di veicoli elettrici e ibridi, che sta riducendo la domanda globale di carburanti.
Un’eccezione è rappresentata dai metalli preziosi, con oro e argento che potrebbero continuare a beneficiare di acquisti da parte delle banche centrali, di politiche monetarie più espansive, di tassi reali più contenuti e di un contesto geopolitico ancora incerto.
Scenari alternativi: i “cigni grigi”
Accanto allo scenario di base, non si possono naturalmente escludere sorprese e colpi di scena: sui mercati si parla in questi casi di “cigni grigi”, eventi associati a una bassa probabilità di realizzarsi ma che, qualora avessero luogo, sortirebbero effetti molto importanti. Cambiamenti inattesi nella politica monetaria statunitense, sviluppi geopolitici rilevanti, tensioni nel credito privato, forti oscillazioni dei prezzi dell’energia o una brusca revisione delle aspettative sull’Intelligenza Artificiale figurano tra questi.
Jordan Rochester, del gruppo bancario giapponese Mizuho, ha messo a punto una lista di cigni grigi per il 2026 particolarmente d’impatto, segnalata sul finire del 2025 da Bloomberg(4). Nello specifico, ne cita dieci, che riportiamo di seguito suddivisi per area
Politica e geopolitica
- Possibile pace tra Ucraina e Russia, con effetti rilevanti su asset energetici e stabilità europea.
- Francia, vittoria di Marine Le Pen alle prossime presidenziali, con possibili implicazioni a livello di rapporti con l’Ue.
- Cambio di leadership nel Regno Unito, con rischi di instabilità politica ed economica.
Politica monetaria e macroeconomia
- Un nuovo presidente della Fed meno vincolato alle regole tradizionali, con maggiore imprevedibilità delle decisioni di politica monetaria.
- Surriscaldamento economico della Germania, con crescita e inflazione superiori alle attese.
- “Sanaenomics” a pieno regime in Giappone, con politiche pro-crescita e reflazione più aggressive.
Mercati finanziari e liquidità
- Nuove criticità nel credito privato, con problemi latenti che diventano visibili.
- Ritiro della liquidità dai mercati, con condizioni di finanziamento più restrittive e aumento delle tensioni.
Energia e materie prime
- Guerra dei prezzi OPEC+, con petrolio in calo fino al 50%
Tecnologia
- Avanzata del quantum computing, boom di produttività e possibile correzione delle valutazioni sull’intelligenza artificiale.
Investire in uno scenario di cambiamento
Al netto del possibile arrivo di qualche “cigno” – sempre difficilissimo, se non impossibile, da prevedere – in un contesto caratterizzato da trasformazioni strutturali la disciplina resta fondamentale. Diversificazione tra asset class e aree geografiche, orizzonte di lungo periodo e capacità di gestire la volatilità restano i principi fondamentali da tenere a mente.
In questo scenario, il ruolo del consulente finanziario sarà centrale nell’accompagnare i clienti, aiutarli a interpretare i cambiamenti in atto e mantenere coerenza tra obiettivi, tempo e scelte di investimento.
1) oecd.org
2) bloomberg.com
3) openknowledge.worldbank.org
4) bloomberg.com
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