Non passa giorno in cui non si senta parlare di intelligenza artificiale: che se ne esaltino le potenzialità o se ne evidenzino i rischi, anche nel 2026 l’IA resta – insieme ad altri temi, fra i quali la geopolitica – al centro della narrativa dei mercati finanziari.
IA al centro del dibattito
Da un lato, c’è chi paragona la rivoluzione tech all’invenzione dell’elettricità, sostenendo che l’IA sarà in grado di cambiare radicalmente l’economia. Con possibili conseguenze sul mercato del lavoro e potenziali trasformazioni di interi settori. Sotto questa luce possiamo leggere le vendite osservate a febbraio, prima che si riacutizzassero le tensioni in Medio Oriente: il cosiddetto “AI scare trade”, con i mercati che hanno penalizzato i modelli di business percepiti come vulnerabili alla disintermediazione tecnologica. Software, data provider, broker, servizi immobiliari e così via.
Dall’altro lato, continua a esserci molta preoccupazione che le Big Tech si trovino in una bolla legata all’IA. Una bolla simile a quella di Internet dei primi anni 2000: gli investitori sono sempre più impazienti di vedere i ritorni concreti degli enormi investimenti messi in campo dalle aziende del settore. Prima che lo scenario di conflitto in Medio Oriente si riaprisse, con l’iniziativa di Stati Uniti e Israele sull’Iran, Bloomberg(1) aveva stimato che Microsoft, Amazon, Meta e Alphabet avrebbero speso, da sole, oltre 600 miliardi di dollari in investimenti in conto capitale nel 2026. Se la stima si traducesse in realtà, alcune delle aziende tecnologiche più ricche al mondo potrebbero diventare alcune fra le più indebitate.
Bolla o fisiologica fase di assestamento?
Paradossalmente, entrambe le visioni potrebbero avere un fondamento e probabilmente la verità starà nel mezzo. Del resto, le grandi trasformazioni tecnologiche non seguono traiettorie lineari, ma si muovono a balzi: euforia ed eccessi, timori e correzioni e, infine, consolidamento. Ce lo insegna la storia: basti pensare a quel che è successo con Internet o con la telefonia mobile.
Insomma, la volatilità osservata sui titoli legati all’IA potrebbe riflettere una reazione emotiva di breve periodo, un mix tra timori di essere sostituiti dalla tecnologia e aspettative forse troppo ottimistiche su tempi e dimensione dei ritorni economici.
Ma questo non intacca le prospettive di lungo termine: l’IA è un Megatrend strutturale che, a tendere, verrà probabilmente integrato nei processi produttivi, nei servizi finanziari, nella sanità. In una parola: nella vita di tutti i giorni. In parte lo stiamo già osservando.
Investimenti delle Big Tech sotto osservazione
In questo senso, l’intensità degli investimenti da parte dei colossi tech testimonia la convinzione strategica dei maggiori player del settore circa le prospettive future dell’IA. Allo stesso tempo, tuttavia, le enormi spese sostenute fanno aumentare la leva finanziaria e comprimono i margini delle società nel breve periodo, esponendo i titoli del comparto a revisioni delle stime e a repricing anche violenti. Lo abbiamo osservato in occasione dell’ultima stagione delle trimestrali a Wall Street, con Microsoft che ha annunciato ingenti investimenti ed è stata penalizzata proprio per le previsioni prudenti sui ritorni economici di breve periodo.
Tutto questo può offrire un utile promemoria: anche gli investitori più sofisticati, a volte, possono farsi trascinare dall’entusiasmo e dalla competizione – in questo caso per la leadership tecnologica – dando luogo a squilibri. E questo può rappresentare un rischio per gli investitori che scelgono di esporsi a un Megatrend puntando tutto su pochi cavalli ritenuti vincenti.
Distinguere il segnale dal rumore del mercato
Posto che quello dell’IA è uno di quei cambiamenti epocali su cui ha senso investire, è importante ricordare ai clienti che, come tutti i Megatrend, si tratta di un tema di lungo periodo e che, in questa fase iniziale, non è ancora chiaro chi saranno i vincitori e chi i vinti, specialmente nello scenario di transizione globale al quale stiamo assistendo. Ecco perché sarebbe importante investire attraverso esposizioni diversificate e con un orizzonte temporale adeguato.
L’IA, infatti, va oltre le Big Tech di cui tutti sentiamo parlare: include semiconduttori, infrastrutture cloud, cybersecurity, componentistica avanzata, ma anche settori che beneficiano indirettamente dell’aumento di produttività. Ampliare lo sguardo riduce il rischio di concentrazione e attenua l’impatto delle correzioni sui singoli titoli più esposti alla narrativa del momento.
1) bloomberg.com
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