16 ottobre 2017

Il Quantitative Tightening

Pubblicato in: Vademecum

In occasione della riunione di settembre il Presidente della FED, Janet Yellen, ha tenuto fede a quanto dichiarato nell’appuntamento di giugno: dal mese di ottobre prenderanno ufficialmente il via le operazioni di riduzione del bilancio dell’istituto che, a seguito degli acquisti effettuati durante il Quantitative Easing (QE), è aumentato del 400% arrivando a quota 4,5 mila miliardi di dollari USA. La politica monetaria sta quindi cambiando strada, ora si incammina verso la normalizzazione attraverso il cosiddetto “Quantitative Tightening” (QT).

Di cosa si tratta?
Preliminare alla comprensione di questo processo, è capire come ha funzionato fino ad oggi la politica monetaria accomodante della FED. Infatti, è importante sottolineare che l’espansione degli acquisti del QE si è effettivamente esaurita nell’ottobre del 2014: negli ultimi tre anni la Banca Centrale si è limitata a reinvestire ogni titolo obbligazionario (sia corporate che governativo) arrivato a scadenza. Così facendo il valore complessivo del bilancio dell’istituto si è mantenuto costante sui 4,5 mila miliardi di dollari USA. 



Tuttavia, come dichiarato dalla stessa Janet Yellen, la crisi per gli Stati Uniti sembra oramai un ricordo lontano ed il Paese è instradato verso “una solida ripresa, che non necessita più di stimoli monetari ultra espansivi”. Il continuo processo di reinvestimento è quindi giunto al termine: da ottobre la FED inizierà a non reinvestire più una parte dei titoli obbligazionari che arrivano a scadenza, avviando quindi il cosiddetto Quantitative Tightening.

La prima tranche di riduzione comporterà il mancato reinvestimento mensile di 10 miliardi di dollari fino al prossimo dicembre; successivamente, ogni tre mesi, questa soglia sarà alzata fino alla quota di 50 miliardi di dollari al mese, target previsto per ottobre 2018. La FED ha inoltre evitato di imporsi (ed annunciare) una “data di scadenza” e un target di bilancio da raggiungere tramite il QT, riservandosi quindi la possibilità di compiere eventuali aggiustamenti al suo operato qualora l’economia degli Stati Uniti accusi negativamente il contraccolpo di questa operazione.

Come può influenzare il mercato?
Dopo dieci anni di interventi massicci da parte della FED, che hanno provocato una vera e propria “compressione” dei rendimenti offerti sul mercato obbligazionario, il lento e graduale processo del QT dovrebbe riportare sulla strada della normalizzazione l’operato della Banca Centrale. Concretamente - sui mercati finanziari - questo si realizza in un rialzo dei tassi d’interesse, come già oggi risulta ben evidente osservando la curva dei rendimenti a scadenza degli Stati Uniti che, rispetto ad un anno fa, ha subìto un deciso rialzo.


Come può influenzare l’economia americana?
Sul fronte dell’economia reale il processo del QT, determinando un rialzo generalizzato dei rendimenti obbligazionari, comporterà una risalita del costo del credito rendendo più oneroso per le imprese e i privati l’accesso a finanziamenti e prestiti. Comunque sia, ad oggi le condizioni generali di credito risultano ancora decisamente accomodanti: la gradualità con cui avrà effetto il QT sarà utile anche ad evitare una troppo repentina crescita del costo del denaro che potrebbe finire con l’indebolire l’economia del Paese. La FED è quindi la prima banca centrale ad incamminarsi negli inesplorati territori del Quantitative Tightening, incentivata anche da una solida economia, attesa in crescita di circa il 2,3% nel prossimo biennio. Le prossime mosse sul fronte delle banche centrali sono attese dalla Bank of England, da cui ci si aspetta l’annuncio di un rialzo dei tassi alla prossima riunione e dalla nostra BCE, che al prossimo appuntamento del 26 ottobre annuncerà nuovi ed importanti dettagli sul piano di uscita dal suo QE.


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