06 gennaio 2019

Di “crisi” in “crisi” verso nuove opportunità

Pubblicato in: Vademecum

Avete presente la storia di Pierino che grida “Al lupo! Al lupo!”? Ecco, è un po’ lo stesso atteggiamento in cui rischiano di cadere numerosi analisti, i cui toni sono spesso eccessivamente (e inutilmente) allarmistici. Negli ultimi 10 anni ci siamo sentiti ripetere come un ritornello che quella del 2008 era solo l’inizio di una crisi ancora più grande e, da allora, tutti gli ostacoli trovati sul percorso sono stati presi a pretesto per fare del sensazionalismo, salvo poi risultare buchi nell’acqua: dalla crisi immobiliare a Dubai nel 2010 fino alla Brexit (il cui esito definitivo, però, è ancora da scrivere).


Mercato azionario
Al momento, i fari sono puntati sulla fase di debolezza dei mercati azionari globali (dicembre 2018 è stato un finale d’anno tra i peggiori della storia) – debolezza che, a sua volta, è stata innescata dai timori di un rallentamento della crescita e, in definitiva, di una nuova recessione.
Va detto che la recessione oggi fa particolarmente paura, in primo luogo perché siamo al nono anno di espansione economica mondiale (chi più e chi meno) e di rialzo delle Borse (chi più e chi meno). Esiste insomma un’intera generazione di operatori, investitori, risparmiatori che conosce il termine “recessione” solo in maniera teorica, ma non l’ha mai sperimentato nella pratica.
Al di là dei timori, comunque, negli indicatori economici l’epoca di espansione che stiamo vivendo non mostra ancora nessun segnale di affaticamento grave, solo semmai di possibile rallentamento. L’economia ha registrato un segno più consistente anche nel 2018: il mercato del lavoro è ancora in crescita, in particolare negli USA, i consumi privati sono ancora sostenuti, e gli utili delle società sono in costante rialzo.
È giusto dunque essere sempre attenti e prudenti, ma lo è meno essere troppo allarmisti. Anche perché, nella maggioranza dei casi, le fasi di ribasso dei mercati azionari vengono archiviate non come l’anticipo di un evento nefasto, bensì come una semplice correzione, una pausa in un lungo percorso al rialzo.
Insomma, invece di dare retta a previsioni di sventura imminente, forse è meglio a questo punto usare il buon senso e guardare ai momenti di debolezza come a occasioni e opportunità per nuovi investimenti a prezzi vantaggiosi.


Mercato obbligazionario
Il discorso è un po’ diverso per il mercato obbligazionario, dove lo scenario è in piena evoluzione. Da un lato il tasso sul TBond a 10 anni sta lentamente ma progressivamente flettendo (facendo salire i prezzi, per la correlazione inversa dello strumento): dai massimi della scorsa estate, in cui il rendimento viaggiava intorno al 3,20%, oggi siamo scesi su livelli inferiori al 3%, forse a segnalare che la politica monetaria futura sarà meno aggressiva di quanto in precedenza si pensava.
Dall’altro lato però ci sono i titoli di Stato italiani, che oscillano violentemente. Secondo alcune previsioni delle maggiori banche internazionali, il BTP nel 2019 rischia un nuovo tracollo con relativo balzo dei rendimenti. Un rischio per chi vuole comprare oggi, un vantaggio per chi vorrà comprare in futuro. Se ne deduce che il mercato obbligazionario sarà ancora ballerino.
Per ovviare a questa diversità di andamento, un suggerimento potrebbe essere quello di optare per i fondi obbligazionari, che permettono una buona diversificazione all’interno del settore.

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